Excerpt for Sono etero, ma per...verso! by Nick Pilla, available in its entirety at Smashwords


sono etero, ma per verso!


POESIE 1996 - 2007



NOTE


NickPilla, poeta inconsueto e originale realizza una raccolta dal fascino travolgente. Ermetico nei significati, ciò appare chiaro non solo dal linguaggio poetico, ma anche dal suo totale rifiuto dei segni di punteggiatura. Nelle sue poesie non vi è traccia di virgole, punti e lettere maiuscole a inizio componimento; il tutto per una scelta ben precisa, studiata e consapevole, per far rientrare ogni singola lirica in un quadro unitario, dove l'inizio è segnalato dalle macrosequenze individuate dalle varie sezioni in cui è suddivisa la raccolta. I versi di questo poeta singolare sono attimi fulminei, sono vibrazioni profonde e istantanee, che nel ritmo secco e dinamico trovano espressione. NickPilla cerca di immortalare nella singola parola una suggestione, un momento, e attraverso essa trasmette un'immagine nella mente del lettore. Le sue poesie sono anche ricche di allusioni esplicite o implicite a partire proprio dallo stesso titolo della raccolta "Sono etero, ma per...verso!". Al lettore il compito di svelare i significati più nascosti.



La sola cosa necessaria affinché il male trionfi è che gli uomini buoni non facciano nulla.”


Edmund Burke (1729 - 1797)

dedicato a chi mi ama:

essi sanno chi sono!



ASPETTATIVA



al maschio vicino…


al maschio vicino

spagnoli quartieri

scrutano urlano

scrivono basta

senza rancore

scippano ancora

senza fermarsi

notte di giorno



allora sei tu il problema…


allora sei tu il problema

il crampo cerebrale

che occlude ogni speranza

il progetto di una vita

disegnato su di un fiore

l’illusione deludente di

un germoglio in costruzione

allora è solo un vanto

il profumo delle tue parole

l’armonioso seguitare

di verbi e sillogismi

qual vano scarabocchio

è il parco tuo incedere

nel deserto dei contenuti

cosa rimane di te

cosa speri di ricordare

all’indolente universo

niente

solo questo


arrivata è l’estate…


arrivata è l’estate

anche quest’anno

giorno

dopo giorno

mese

dopo mese

le settimane

inseguendo gli anni

quadrato

dopo quadrato

la lucertola si arrampica

con gli occhi verso il sole

fa davvero troppo caldo

anche per

respirare



BuKkAKe



balconi nel tufo…


balconi nel tufo

scavati incastrati

in palazzi corrosi

suoni di clacson

alla rinfusa

sui motorini

una due tre

quattro persone

intere famiglie

comprano pesci

la notte abbattuti

percorrono strade

cantieri all’aperto

sul vuoto levati e

da sempre franati



bastardi in divisa...


bastardi in divisa

col nuovo randello

che svuota i concetti

colpisco violento e

nulla è civile

in questa mia vita

amica del solito

sogno fascista

che scuote nel sonno

il vecchio è percosso e

percosso è anche il bimbo



CONDIZIONAMENTO



con un palo nel culo…


con un palo nel culo

sorda

la gran massa

si reca ai concerti e

cieca

si reca alle

mostre di pittura

con un palo nel culo

si accompagnano i figli

alle lezioni di piano

con un palo nel culo

si aspetta anche

la fine del mondo

sperando che

fino ad allora

nessuno si accorga

del nostro grande

palo nel culo



correva già l’estate del duemilaventiquattro…


correva già l’estate del duemilaventiquattro

l’acqua delle canne colmava gli artesiani

i morti per le strade si guardavano negli occhi

lento il pedonale rincorreva i solitari

il fuoco della pira giungeva fino al cielo e

l’aria per le nari passava i miei polmoni

stanco il suo respiro cessava a mezzogiorno

l’ora della pioggia nella tomba della vita

i bimbi non giocavano ma usavano armi vere

i figli non credevano alla prova del DNA

correva già l’estate del duemilaventiquattro e

la storia del futuro era appena incominciata



corrono le mani…


corrono le mani in

un gioco di voci

che dentro la mente

risuonano ancora

nude

voglia e passione

inseguono dolci

carezze baciate



cullato e rapito…


cullato e rapito

il bimbo che in me

sorride nel sonno

pensando al suo cuore

un cuore che batte

sognando la notte

una notte stellata

il cui canto d’amore

riporta il tuo nome



DOTTRINA

da una finestra…


da una finestra

un’altra finestra

scruta le luci

scrutate da tutto

un cortile comune

a ignoti vicini

un gatto marrone

si arrampica lento

senza padrone

sul nastro più lungo

di un piccolo albero

vuoto il suo gesto e

privo di scopo

il nostro scrutare



del tuo nome la sabbia…


del tuo nome la sabbia

ha ben poco riguardo

lo scrivo più volte

sperando che il mare

si fermi un istante

per farmi sentire

un poco più grande

di quei due bambini e

del loro castello



ECOSISTEMA


è come se le ali mi avessi spezzato…


è come se le ali mi avessi spezzato

durante un volteggio carpiato

tra le bianche nubi celesti

ove tu e solo tu mi spingesti

atterrito ed incredulo cado

nel vuoto gelido e rado

in un vortice di paura e ricordi

le mie urla raccolte da sordi

in un tempo che ormai più non è

dove un sogno si è spento con me



e fu…


e fu luce

poi

d’improvviso

il sole nell’acqua



è un sogno contorto…


è un sogno contorto

bagnato dal succo

vivace

alla crema che

con il coltello

affilato spalmavi

con cura materna

prendendolo in mano e

colmando la mente

di un dolce sapore

il nero lenzuolo

macchiato di latte

confonde indelebile

amaro il sapore

del nostro caffè



ecco…


ecco…

ora vorrei essere un pensiero e

venire trasportato da un

lieve movimento dell’aria

così così così

quasi per caso

essere pronunciato

anzi sussurrato

sussurrato

per non correre il rischio

di essere spaventato e

smarrito nel caotico

turbinio delle parole



eguali mattoni…


eguali mattoni

uniti solo

da una bianca linea

che traccia

diritta

il suo percorso

nel buio silenzio

che i monti sussultano



era il giorno della cena…


era il giorno della cena

nella casa della sposa

che rinnova i vecchi fasti

delle feste da bambina

quando nonne nonni ancora

rincorrevano i colori

di una vita già finita

prima che fosse ingiallita



FRAGOLA



faccio salti di gioia…


faccio salti di gioia

che tocco il cielo e

non me ne frega niente

se il ricadere

mi porterà più in basso

del luogo in cui

ho spiccato il volo

perché provare

è il solo verbo che

val la pena di non scordare

provare provare e provare

affinché il rimpianto

divenga nostalgia

affinché il futuro

non si racchiuda

in una sola

grande lacrima e

con un sorriso

possa riprendere a saltare



fermo e risoluto…


fermo e risoluto

triste e crucciato

in questa uggiosa

serenata dell’animo

un solo fischio

continuo

passante da orecchio

ad orecchio ferendo

feroce

la mente che

stanca mente

asciugava di lacrime

gli occhi

della memoria

ed in fila

al funerale della gioia

i ricordi smarriti



fra i files formati…


fra i files formati

formatti l’azione

nazionalizzante

faziosa finzione

menziona fittizia

gestanti risorse

erosione costante

fra i files formatti

l’azione faziosa

gestante finzione

nazionalizzante



frantumate finestre…


frantumate finestre

cadono in strada

correnti genti

percorse da brividi

chiamano folle di

bimbi smarriti

tremava la terra

vicino e lontano

un amico

straziato gridava



frasi scontate il tram risuonava…


frasi scontate il tram risuonava

l’armonica vecchia gettata nel fuoco

acceso alla sera il falò si spegneva

nel pianto bambino il silenzio moriva

guardandosi intorno e trovandosi solo

GARGARISMO



guardami…


guardami

guardami ancora e

sorridi

sorridi come se fosse

il tuo stesso esistere

a sorridere per me

adesso rifletti e

per un solo attimo

lungo quanto l’eterna

sospensione del pensiero

immaginami tuo

per sempre



INTUITIVO



ieri sera mi guardavi e…


ieri sera mi guardavi e

dentro agli occhi tuoi sparivo

mi perdevo a contemplare

il colore delle more

un disegno a mille suoni

che non riesco più a scordare

perché esso era così grande

che non voglio conservare



ignota è la rotta…


ignota è la rotta

incerta è la luce

del bianco veliero

straziato dal tempo

sepolto dall’onde

è il bianco suo telo

la notte riaffiora e

il freddo l’avvolge

per dare speranza

nasconde il dolore

chi è privo di meta

al fine scompare



il sapore del gelato alla fragola…


il sapore del gelato alla fragola

nel caldo sudore d’estate

il bianco spavento infantile

nel buio salone da ballo

porcellane nascoste al candore

di una sposa mai stata vergine

seguendo primigenio un verso

quasi che il pianto bambino

mai fosse vagito

ascolta

un grido di perverso piacere e

la pioggia dai mille cristalli

toccati con legno di quercia

spaccano ogni dolce rimpianto

straziano quel corpo in preghiera



impotente tentenni…


impotente tentenni

sbirciando strisciando

confuse effusioni

non riesci a ruggire

la grande vergogna

per quello che sai

quello che ormai

tu più non puoi dire

la gogna moderna

civile fandonia

chiude la bocca

al suono sboccato

snobbato e

silente



in un luogo che…


in un luogo che

mi ricordo

c’era anche la neve


ti stringesti a me

per il freddo o

forse per amore


spinto sai da te

dai tuoi occhi e

dal tuo grande cuore


mi trovai a baciarti là

dove tutte nascono

le parole



infame paura…


infame paura

uccide chi è morto

condanna la vita

un getto di sangue

ricopre il suo corpo

la gran prostituta

ha ormai partorito e

migliaia di cani

dividono la preda



inseguendo la melodiosa scia di luce…


inseguendo la melodiosa scia di luce

dimentica delle infrante stelle

si rimane come narcotizzati

ubriachi di ricordi frammentati e

di solito

gonfi di amara solitudine

così vuoto

osservo il bicchiere

lasciato sul tavolo



instabile vortice…


instabile vortice

succhia le forze

dolente precipito


chiudete i miei occhi

suoni confusi

di telegiornali

colano lordi

nel molle perire


nessuno risponde



insulto nascosto nell’ordine scritto…


insulto nascosto nell’ordine scritto

lascia crepare senza guardare

stolto

ché non capisci che viene dall’alto

che ti precede sicuro interesse

se la sventura colpisse più in sù

se l’avventura schiacciasse anche là

l’ordine scritto soltanto sarebbe

nulla di più di quello che è



io sono un esponente…


io sono un esponente

del mondo che pulsa

questo è quanto mi viene

distintivo da dire

cappellino colorato

come fosse una squadra

o un panino McDonald’s

venduto comprato

mangiato evacuato

ma tu di cosa ti occupi?

che genere di musica ascolti?

che musica fate oppure

se sei un poeta

a che corrente appartieni?

alternata rispondo

ma cosa significa

questa poesia?



io viaggiavo e…


io viaggiavo e

la mia mente

via portavo

per le strade

della calda

mia emozione

riprovando a

disegnare le

tue forme

con le dita

della mano

che carezza

il sospiro che

di un giorno

ogni giorno

mi hai lasciato



LASSISMO



la mia è una vita…


la mia è una vita

da film

ogni singolo istante

della mia vita

è un film

con migliaia di

comparse e

pochi

deliziosi

protagonisti

insieme uniti

da un copione

inesistente

scritto e

cancellato

ogni singolo istante

della mia vita



la notte cadeva…


la notte cadeva e

colmando il cielo

la nera mancanza

con un rapido guizzo

milioni di luci

brillarono il buio


era solo il ricordo

di un giorno finito



la notte ha appena levato la testa…


la notte ha appena levato la testa

dal morbido suo cuscino e

ancora non ha scelto

il vestito da indossare

per il nuovo giorno

ma il piccolo poeta è già all’opera

poiché teme di smarrirsi

sulla lunga via dell’emozione

furono giorni o forse attimi soltanto

il ricordo in vero è menzognero e

certo soltanto è il suo conforto

poggiando al vergine foglio la sua penna

di aver vissuto quel tempo indefinito

con la luce dentro agli occhi

sotto il volto di una luna che

compagna di mille amori

ha visto nascere

il più bello ancora

è così che

il piccolo poeta

nell’ombra della sua stanza

lascia al canto le parole

come fosse un grido al cielo

che un giorno il mondo

potrà udire ancora



l’anima selvatica…


l’anima selvatica

rincorre la freschezza

di un futuro di innocenza

mai straziato dalla guerra

sempre vivo in ogni dove


quando il tempo ci riporta

la memoria di un respiro

ogni singolo secondo

pare immoto desiderio



le macchie sul vetro…


le macchie sul vetro

spingono storta

un’antenna sul tetto

sibilo armonico

il silenzio artefatto

taglia le immagini e

i suoni reali

gonfi di fiato

sono muti gorgheggi

che vibrano grevi

sonore bugie



le musicali carezze…


le musicali carezze

tra solidi abbracci

di un sesso rubato

giacciono nude sul

letto in penombra

appena intuisco

nel viso i miei occhi

si incrociano sperma e

speranza e sogno

che mai fosse vero

quel letto bagnato

eppure lontano

come gridasse un ricordo

io vedo io sento

io provo passione e

godo di te



l’insegnante d’inglese…


l’insegnante d’inglese

che se la mena

come se avesse l’imene

come la lingua

che non è buona

ad insegnare

sempre tra i denti e

quell’odore nel naso

che le alza il ciglio e

le cala la palpebra

l’insegnante d’inglese

è la donna tra tutte

la più presuntuosa

ché lei usa la lingua e

lo fa per parlare



lo strappo alla regola…


lo strappo alla regola

è una deroga selvaggia

all’invalida costante

di una piega

idealizzante

lo strappo alla regola

lascia lo spazio a

future lacune

laido lassismo

senza mutande



l’ululato sommesso…


l’ululato sommesso

del mio cuore

sorprese anche il

silenzioso respiro

del suo volto

le linee lievi e domate

della sua esperienza

facevano del suo essere

fonte di attrazione per

un individuo assetato

d’amore qual sol io

non voglio essere

eppure con il cuore in lacrime

io cullavo il suo alcolico viaggio e

guidavo inesperto

il suo riposo dentro di me

eterno ed insieme fugace

piangente memento

di un alito di vita vissuta

in un sogno notturno



MERETRICIO



me stesso ho scovato nel mezzo di un sogno…


me stesso ho scovato nel mezzo di un sogno

ai piedi sdraiato di un alto cipresso

a me intorno di prati distese di fiori

dai mille colori di un quadro fanno parte

delle parole il tormento ricordo

mi volto e risento il profumo di viole

che tu sulla pelle di sera mettevi



NOIA



nel cielo…


nel cielo

anche le nuvole

presero a piangere

io sbandavo

al suo ricordo

lei partiva e

neppure voleva vedermi

racchiuso in una lacrima

da solo

mi ritrovai



nel mezzo della notte…


nel mezzo della notte

sotto un albero fiorito

in un angolo d’inferno

il tuo spirito è sbocciato

io ragazzo fortunato

osservando da vicino

quel prodigio ormai avverato

incredulo mi trovo

a correre tra i fiori

di quell’angolo d’inferno

cui tu hai donato

un attimo di quiete



non sarà il solito sfogo…


non sarà il solito sfogo

un grido retorico al triste e

sordo ammasso di vite

sprecate esperienze

imbelli e sciacquate

non sarà il penoso lamento

di un uomo pentito

per avere vissuto

lui sì

retorica mente

momenti di gioia e

mesi di triste e vuota incertezza

non sarà il suo scarno pensiero

un lungo ricamo perverso

goffamente compiaciuto di sé

ma privo di ogni nota vivente

non sarà il solito canto

quello che a dio

crediamoci ancora

il giorno intonerò

quando

stanco di fingere

porterò le mie carte all’occhio altrui

solo pietà e

posata compassione



non si possono capire le fronde…


non si possono capire le fronde

il loro armonioso caotico muoversi

non si possono descrivere le onde

il loro rapido e giocoso rincorrersi

non credo nel mondo che gira

cambiando la nostra esistenza

non vedo il dio che ci ispira

gridando la sua indifferenza

non credo in ciò che tu vedi

proprio perché tu ci credi

non vedo ciò che mi aspetta

perché forse nulla mi spetta



non spingere così…


non spingere così

ascolta il dolore

della sua voce

raccogli il rancore

della sua sofferenza

non puoi nutrire

i tuoi capricci

di attimi soli

intensamente violati

una morbida pressione

lacera per sempre e

tutto diviene respiro

stanco e rilassato



notturno per verso a tre


riprendi questo silenzio e

lascia che ti entri nelle ossa

hai freddo

lo sento

è la paura che ghiaccia

nelle nostre vene

non vedo che l’oscuro

non sento che me stesso


perché guardi la luna

forse speri di trovarvi

la luce

quella che manca

alla nostra vista

così lontana è la sicurezza

così terribile pare il cielo

quando si specchia dentro di noi


è la notte e

il suo grido

non perdona

senti che fruscio

forse è un assassino

oppure è solo il tempo

che separa la realtà

dalla nostra fantasia



nudo scorrazzando…


nudo scorrazzando

tra idee incancrenite

piega la schiena

all’ipocrita vista

di chi lo ha spogliato


l’animale umiliato

sazia ferendo

il suo sporco appetito



OSTEOPOROSI



ombre cinesi…


ombre cinesi

proiettano svelte

suoni svenduti a

spontanee missioni

sospiri copiati da

mille impostori

stordiscono un pubblico

caramellato

sterile incanto

coattivo sistema

che attiva le zampe

di pecore bianche

tinte di nero



PROVOCANTE



perle ai porci…


perle ai porci

regali nascosti

da un vetro azzurro

che freddo riflette

il mio volto e

caldo raccoglie

la tua immagine

rapita in un solo istante

eternamente racchiuso

in un disco

ora

pieno di pasta



piangevo…


piangevo

ma nessuno asciugava più

le dolci mie lacrime

stanco

le mani care ho

da tempo scacciato

ora piango e

sono solo



posso tutto ciò che non voglio…


posso tutto ciò che non voglio e

voglio tutto ciò che non riesco

inattivo fermento interiore

che macera e lento corrode

un sorriso che triste sublima e

non sa più ritrovare se stesso

perché da tempo ha rimosso

la sete e da tempo non soffre

la vita è un salto che fatto

tinge di nero anche il pozzo

più buio più buio più buio



QUADERNETTO



quando pensi a qualcuno…


quando pensi a qualcuno

pur non vedendo nessuno

avvolto da immagini

suoni e profumi

rivivi ricordi

di azioni sbagliate

momenti sicuri di un tempo finito

senza la nota di un giorno sereno

viva l’angoscia di un vasto cammino

pacato dolore di un quieto morire



quasi come se…non ci fosse che…


quasi come se…non ci fosse che…

quasi come se…non vedessi che…

l’aria intorno a me…mi chiamasse a sé…

mi sollevo in volo e poi ricordo che

non temevo ma tremavo sai perché

quella forza tanto grande era per me

una nuova via per la serenità


quasi come se…le parole che…

quasi come se…discorsi privi di…

vuoto il tempo che…gira intorno a me…

senza senso senza vento volo via

sono travolto mi contorco e penso che

sia finita questa vita senza che

abbia usato i miei talenti senza che


quasi come se…il vento soffia e già…

non c’è più perché…non vedessi che…

mai ci fu lo sai…una ragione che…

spieghi tutto proprio tutto quello che

non si vede ma ci accade zitto e poi

nel silenzio che non vede tu sarai

complice del niente quando lo saprai



quel vago sapore…


quel vago sapore

che ho tra le labbra

rimescola acre

le notturne effusioni

nel sogno comune

a due clandestini

lei è lì sul divano

dolce ninfetta

tra le coperte e

tra le mie braccia

la voglio tenere

come fosse un sospiro

ché non deve fuggire

le prime luci dell’alba



questo è il mio cervello…


questo è il mio cervello

un rosso che avvampa

tra globuli viola e

incandescenti ramificazioni

sempre in movimento

esso si nutre delle mie

multiple azioni

scheggiato e

felice

ogni giorno

di esistere



RANTOLANTE



riposa…


riposa

riposa pure in mezzo

al mare della memoria

sepolta da fiori inesistenti

uccisa dallo stesso tuo cuore

troppe lacrime versate

per un attimo di certezza

in un’eterna insicurezza

troppo forte il tuo dolore

nel non credere al tuo cuore

ora il nulla

il silenzio ad offuscare le parole

a maledire il nostro amore



SODOMITI



sabbia brillante…


sabbia brillante

sul silente piano

riflette

perduta scansione

scivola lenta

rallenta

la vita s’infila

nel lobo già aperto

dolente lo strazia

perpetua il tormento

ridente e brillante

come la sabbia

il pianto di sangue

che tinge le labbra



sembrava una figa…


sembrava una figa

invece era una budria

della madonna

la gonna straccio

intorno alla vita

copriva il suo sesso e

qualche pelo in più

la vacca fumava

in continuazione

lasciando il locale

senza voltarsi

sbattendo il gran culo

con brama volgare

budria si nasce

non si diventa



sentir la vita scappar via dal cuore…


sentir la vita scappar via dal cuore e

non saperne la ragione

aprire la mente per capire

se si sia mai vissuti

per provare un vero amore

un amore che spaventa

un amore che non si dice

che fa ridere i bambini

che fa piangere e gioire

i pensieri che si affollano nella testa

un peso al petto che sprofonda

in un profondo dispiacere

per poi credere di sapere

ogni problema sistemare

scontrarsi con il giudizio reale

accorgendosi che

nulla più

ha senso ormai



sfilando immobile…


sfilando immobile

tra idilli essiccati

un’immagine s’offre

sconfitta lamenta

la sua prigionia

irreale esistenza

in un modo morente



solco invadente…


solco invadente

nell’unto tracciato

impudente mente

nega dell’esistenza

il cielo rifiuta

di credere il sole

una stella



sospinto dal segno…


sospinto dal segno

che insieme accordati

scegliemmo da noi

rivedo il futuro con gioia

ché già da due giorni

bramo con ansia e

tremenda coscienza

di avere gran voglia

di stare con te



sprecato è ormai…


sprecato è ormai

anche quel gesto

le mie sporche lacrime

sembrano piscio e

valgono meno

di una merda di mosca

schiacciata

persino è quella virtù

che in prima pressione

credevo svelata

o mero apparire

luminosa finzione

equilibrio

è il tuo nome e

mi fai vomitare



sputano in volto calci rabbiosi…


sputano in volto calci rabbiosi

notte con sole in un mondo che vede

cieco

che sei tu violenza perché non ti inchini

perché tu non lecchi

carogne appestate

per sempre mangiate

da probi signori

s’ignori no

le volgari battute

quelle trovate da volgo patrizio

sbattute sul volto di

piccoli servi

quelli felici di prendere calci

quelli che leccano leccano sempre



TRAMVIA



troie in borghese…


troie in borghese

che scattano foto e

sfottono il culo

sbattendolo in faccia

al primo che passa

bevono birra

fumando la sizza

come fosse quel cazzo

che prendono in bocca

bocche truccate

da grandi puttane

col crocifisso ma

sempre puttane



tu sei la dolcezza…


tu sei la dolcezza

in cui vorrei essere nato

tu sei la certezza

di cui sono stato privato

se i miei occhi non ti vedono

la mia anima ti comprende

se le mie orecchie non ti sentono

il mio cuore non si arrende

tu sei il fiore più prezioso

di un giardino riservato

il cui profumo delizioso

dentro me si è conservato



tutto appare diverso…


tutto appare diverso


tutto appare diverso


è il giorno che va a morire

tra due file di fiori

in bianco e nero


la luce è fissata e

non segue il sentiero


c’è l’acqua che puzza

per l’umano passaggio


tutto appare diverso il

giorno che si va a morire


tra due file di fiori

in bianco e nero

la luce non segue


per non disturbare



UNIONE



un ritorto scompenso…


un ritorto scompenso

violenta il passato

perturba il morto

vivere quieto che

scivola lento e

si insinua bagnando

gli angusti pertugi e

i laceranti spazi



un salto e prendo il volo…


un salto e prendo il volo

dopo giorni di singhiozzi

nelle ali di un gabbiano

senza becco e senza piume

come un secchio già bucato

non riporto più i ricordi

il sentiero è là tracciato

ma io avanzo ad occhi chiusi



un segno è dipinto…


un segno è dipinto

sui volti sfregiati


percorsi da strade

macchiate d’inchiostro


al fresco rubati

da inganni leggeri


i sogni carnosi

dei giorni incoscienti


corrono liberi e

senza condanna


sprezzando il dolore e

il vostro giudizio



VENTRE



vano e sordo è il mio frustare…


vano e sordo è il mio frustare

questa schiena già battuta

lunghi solchi si rincorrono

giocando sulla pelle

come sci che sai la rigano e

rilasciano alla mente

la memoria di un passaggio

la memoria del futuro



vecchio…


vecchio

perché non rispondi

stanco ti siedi

lancio una palla

che tu non raccogli

forse non vedi

tendo la mano

lento l’afferri

senti le voci

chiedono ancora

forse sei sordo

cessa di stare da

chi non ti vuole



vuoto pensiero malato…


vuoto pensiero malato

di un vecchio bambino

sepolto

come in un soffio lontano

lasciato nel prato a crepare

colpito più volte nel cuore

non corre non fugge ma muore

portando con sé quella vita

che ancora doveva iniziare



Ringrazio la mia Famiglia per la sopportazione.



Contatti:

facebook: Nick Pilla

www.nickpilla.it

info@nickpilla.it

nicola_pilla@libero.it
























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