sono etero, ma per verso!
POESIE 1996 - 2007
NOTE
NickPilla, poeta inconsueto e originale realizza una raccolta dal fascino travolgente. Ermetico nei significati, ciò appare chiaro non solo dal linguaggio poetico, ma anche dal suo totale rifiuto dei segni di punteggiatura. Nelle sue poesie non vi è traccia di virgole, punti e lettere maiuscole a inizio componimento; il tutto per una scelta ben precisa, studiata e consapevole, per far rientrare ogni singola lirica in un quadro unitario, dove l'inizio è segnalato dalle macrosequenze individuate dalle varie sezioni in cui è suddivisa la raccolta. I versi di questo poeta singolare sono attimi fulminei, sono vibrazioni profonde e istantanee, che nel ritmo secco e dinamico trovano espressione. NickPilla cerca di immortalare nella singola parola una suggestione, un momento, e attraverso essa trasmette un'immagine nella mente del lettore. Le sue poesie sono anche ricche di allusioni esplicite o implicite a partire proprio dallo stesso titolo della raccolta "Sono etero, ma per...verso!". Al lettore il compito di svelare i significati più nascosti.
“La sola cosa necessaria affinché il male trionfi è che gli uomini buoni non facciano nulla.”
Edmund Burke (1729 - 1797)
dedicato a chi mi ama:
essi sanno chi sono!
ASPETTATIVA
al maschio vicino…
al maschio vicino
spagnoli quartieri
scrutano urlano
scrivono basta
senza rancore
scippano ancora
senza fermarsi
notte di giorno
allora sei tu il problema…
allora sei tu il problema
il crampo cerebrale
che occlude ogni speranza
il progetto di una vita
disegnato su di un fiore
l’illusione deludente di
un germoglio in costruzione
allora è solo un vanto
il profumo delle tue parole
l’armonioso seguitare
di verbi e sillogismi
qual vano scarabocchio
è il parco tuo incedere
nel deserto dei contenuti
cosa rimane di te
cosa speri di ricordare
all’indolente universo
niente
solo questo
arrivata è l’estate…
arrivata è l’estate
anche quest’anno
giorno
dopo giorno
mese
dopo mese
le settimane
inseguendo gli anni
quadrato
dopo quadrato
la lucertola si arrampica
con gli occhi verso il sole
fa davvero troppo caldo
anche per
respirare
BuKkAKe
balconi nel tufo…
balconi nel tufo
scavati incastrati
in palazzi corrosi
suoni di clacson
alla rinfusa
sui motorini
una due tre
quattro persone
intere famiglie
comprano pesci
la notte abbattuti
percorrono strade
cantieri all’aperto
sul vuoto levati e
da sempre franati
bastardi in divisa...
bastardi in divisa
col nuovo randello
che svuota i concetti
colpisco violento e
nulla è civile
in questa mia vita
amica del solito
sogno fascista
che scuote nel sonno
il vecchio è percosso e
percosso è anche il bimbo
CONDIZIONAMENTO
con un palo nel culo…
con un palo nel culo
sorda
la gran massa
si reca ai concerti e
cieca
si reca alle
mostre di pittura
con un palo nel culo
si accompagnano i figli
alle lezioni di piano
con un palo nel culo
si aspetta anche
la fine del mondo
sperando che
fino ad allora
nessuno si accorga
del nostro grande
palo nel culo
correva già l’estate del duemilaventiquattro…
correva già l’estate del duemilaventiquattro
l’acqua delle canne colmava gli artesiani
i morti per le strade si guardavano negli occhi
lento il pedonale rincorreva i solitari
il fuoco della pira giungeva fino al cielo e
l’aria per le nari passava i miei polmoni
stanco il suo respiro cessava a mezzogiorno
l’ora della pioggia nella tomba della vita
i bimbi non giocavano ma usavano armi vere
i figli non credevano alla prova del DNA
correva già l’estate del duemilaventiquattro e
la storia del futuro era appena incominciata
corrono le mani…
corrono le mani in
un gioco di voci
che dentro la mente
risuonano ancora
nude
voglia e passione
inseguono dolci
carezze baciate
cullato e rapito…
cullato e rapito
il bimbo che in me
sorride nel sonno
pensando al suo cuore
un cuore che batte
sognando la notte
una notte stellata
il cui canto d’amore
riporta il tuo nome
DOTTRINA
da una finestra…
da una finestra
un’altra finestra
scruta le luci
scrutate da tutto
un cortile comune
a ignoti vicini
un gatto marrone
si arrampica lento
senza padrone
sul nastro più lungo
di un piccolo albero
vuoto il suo gesto e
privo di scopo
il nostro scrutare
del tuo nome la sabbia…
del tuo nome la sabbia
ha ben poco riguardo
lo scrivo più volte
sperando che il mare
si fermi un istante
per farmi sentire
un poco più grande
di quei due bambini e
del loro castello
ECOSISTEMA
è come se le ali mi avessi spezzato…
è come se le ali mi avessi spezzato
durante un volteggio carpiato
tra le bianche nubi celesti
ove tu e solo tu mi spingesti
atterrito ed incredulo cado
nel vuoto gelido e rado
in un vortice di paura e ricordi
le mie urla raccolte da sordi
in un tempo che ormai più non è
dove un sogno si è spento con me
e fu…
e fu luce
poi
d’improvviso
il sole nell’acqua
è un sogno contorto…
è un sogno contorto
bagnato dal succo
vivace
alla crema che
con il coltello
affilato spalmavi
con cura materna
prendendolo in mano e
colmando la mente
di un dolce sapore
il nero lenzuolo
macchiato di latte
confonde indelebile
amaro il sapore
del nostro caffè
ecco…
ecco…
ora vorrei essere un pensiero e
venire trasportato da un
lieve movimento dell’aria
così così così
quasi per caso
essere pronunciato
anzi sussurrato
sussurrato
per non correre il rischio
di essere spaventato e
smarrito nel caotico
turbinio delle parole
eguali mattoni…
eguali mattoni
uniti solo
da una bianca linea
che traccia
diritta
il suo percorso
nel buio silenzio
che i monti sussultano
era il giorno della cena…
era il giorno della cena
nella casa della sposa
che rinnova i vecchi fasti
delle feste da bambina
quando nonne nonni ancora
rincorrevano i colori
di una vita già finita
prima che fosse ingiallita
FRAGOLA
faccio salti di gioia…
faccio salti di gioia
che tocco il cielo e
non me ne frega niente
se il ricadere
mi porterà più in basso
del luogo in cui
ho spiccato il volo
perché provare
è il solo verbo che
val la pena di non scordare
provare provare e provare
affinché il rimpianto
divenga nostalgia
affinché il futuro
non si racchiuda
in una sola
grande lacrima e
con un sorriso
possa riprendere a saltare
fermo e risoluto…
fermo e risoluto
triste e crucciato
in questa uggiosa
serenata dell’animo
un solo fischio
continuo
passante da orecchio
ad orecchio ferendo
feroce
la mente che
stanca mente
asciugava di lacrime
gli occhi
della memoria
ed in fila
al funerale della gioia
i ricordi smarriti
fra i files formati…
fra i files formati
formatti l’azione
nazionalizzante
faziosa finzione
menziona fittizia
gestanti risorse
erosione costante
fra i files formatti
l’azione faziosa
gestante finzione
nazionalizzante
frantumate finestre…
frantumate finestre
cadono in strada
correnti genti
percorse da brividi
chiamano folle di
bimbi smarriti
tremava la terra
vicino e lontano
un amico
straziato gridava
frasi scontate il tram risuonava…
frasi scontate il tram risuonava
l’armonica vecchia gettata nel fuoco
acceso alla sera il falò si spegneva
nel pianto bambino il silenzio moriva
guardandosi intorno e trovandosi solo
GARGARISMO
guardami…
guardami
guardami ancora e
sorridi
sorridi come se fosse
il tuo stesso esistere
a sorridere per me
adesso rifletti e
per un solo attimo
lungo quanto l’eterna
sospensione del pensiero
immaginami tuo
per sempre
INTUITIVO
ieri sera mi guardavi e…
ieri sera mi guardavi e
dentro agli occhi tuoi sparivo
mi perdevo a contemplare
il colore delle more
un disegno a mille suoni
che non riesco più a scordare
perché esso era così grande
che non voglio conservare
ignota è la rotta…
ignota è la rotta
incerta è la luce
del bianco veliero
straziato dal tempo
sepolto dall’onde
è il bianco suo telo
la notte riaffiora e
il freddo l’avvolge
per dare speranza
nasconde il dolore
chi è privo di meta
al fine scompare
il sapore del gelato alla fragola…
il sapore del gelato alla fragola
nel caldo sudore d’estate
il bianco spavento infantile
nel buio salone da ballo
porcellane nascoste al candore
di una sposa mai stata vergine
seguendo primigenio un verso
quasi che il pianto bambino
mai fosse vagito
ascolta
un grido di perverso piacere e
la pioggia dai mille cristalli
toccati con legno di quercia
spaccano ogni dolce rimpianto
straziano quel corpo in preghiera
impotente tentenni…
impotente tentenni
sbirciando strisciando
confuse effusioni
non riesci a ruggire
la grande vergogna
per quello che sai
quello che ormai
tu più non puoi dire
la gogna moderna
civile fandonia
chiude la bocca
al suono sboccato
snobbato e
silente
in un luogo che…
in un luogo che
mi ricordo
c’era anche la neve
ti stringesti a me
per il freddo o
forse per amore
spinto sai da te
dai tuoi occhi e
dal tuo grande cuore
mi trovai a baciarti là
dove tutte nascono
le parole
infame paura…
infame paura
uccide chi è morto
condanna la vita
un getto di sangue
ricopre il suo corpo
la gran prostituta
ha ormai partorito e
migliaia di cani
dividono la preda
inseguendo la melodiosa scia di luce…
inseguendo la melodiosa scia di luce
dimentica delle infrante stelle
si rimane come narcotizzati
ubriachi di ricordi frammentati e
di solito
gonfi di amara solitudine
così vuoto
osservo il bicchiere
lasciato sul tavolo
instabile vortice…
instabile vortice
succhia le forze
dolente precipito
chiudete i miei occhi
suoni confusi
di telegiornali
colano lordi
nel molle perire
nessuno risponde
insulto nascosto nell’ordine scritto…
insulto nascosto nell’ordine scritto
lascia crepare senza guardare
stolto
ché non capisci che viene dall’alto
che ti precede sicuro interesse
se la sventura colpisse più in sù
se l’avventura schiacciasse anche là
l’ordine scritto soltanto sarebbe
nulla di più di quello che è
io sono un esponente…
io sono un esponente
del mondo che pulsa
questo è quanto mi viene
distintivo da dire
cappellino colorato
come fosse una squadra
o un panino McDonald’s
venduto comprato
mangiato evacuato
ma tu di cosa ti occupi?
che genere di musica ascolti?
che musica fate oppure
se sei un poeta
a che corrente appartieni?
alternata rispondo
ma cosa significa
questa poesia?
io viaggiavo e…
io viaggiavo e
la mia mente
via portavo
per le strade
della calda
mia emozione
riprovando a
disegnare le
tue forme
con le dita
della mano
che carezza
il sospiro che
di un giorno
ogni giorno
mi hai lasciato
LASSISMO
la mia è una vita…
la mia è una vita
da film
ogni singolo istante
della mia vita
è un film
con migliaia di
comparse e
pochi
deliziosi
protagonisti
insieme uniti
da un copione
inesistente
scritto e
cancellato
ogni singolo istante
della mia vita
la notte cadeva…
la notte cadeva e
colmando il cielo
la nera mancanza
con un rapido guizzo
milioni di luci
brillarono il buio
era solo il ricordo
di un giorno finito
la notte ha appena levato la testa…
la notte ha appena levato la testa
dal morbido suo cuscino e
ancora non ha scelto
il vestito da indossare
per il nuovo giorno
ma il piccolo poeta è già all’opera
poiché teme di smarrirsi
sulla lunga via dell’emozione
furono giorni o forse attimi soltanto
il ricordo in vero è menzognero e
certo soltanto è il suo conforto
poggiando al vergine foglio la sua penna
di aver vissuto quel tempo indefinito
con la luce dentro agli occhi
sotto il volto di una luna che
compagna di mille amori
ha visto nascere
il più bello ancora
è così che
il piccolo poeta
nell’ombra della sua stanza
lascia al canto le parole
come fosse un grido al cielo
che un giorno il mondo
potrà udire ancora
l’anima selvatica…
l’anima selvatica
rincorre la freschezza
di un futuro di innocenza
mai straziato dalla guerra
sempre vivo in ogni dove
quando il tempo ci riporta
la memoria di un respiro
ogni singolo secondo
pare immoto desiderio
le macchie sul vetro…
le macchie sul vetro
spingono storta
un’antenna sul tetto
sibilo armonico
il silenzio artefatto
taglia le immagini e
i suoni reali
gonfi di fiato
sono muti gorgheggi
che vibrano grevi
sonore bugie
le musicali carezze…
le musicali carezze
tra solidi abbracci
di un sesso rubato
giacciono nude sul
letto in penombra
appena intuisco
nel viso i miei occhi
si incrociano sperma e
speranza e sogno
che mai fosse vero
quel letto bagnato
eppure lontano
come gridasse un ricordo
io vedo io sento
io provo passione e
godo di te
l’insegnante d’inglese…
l’insegnante d’inglese
che se la mena
come se avesse l’imene
come la lingua
che non è buona
ad insegnare
sempre tra i denti e
quell’odore nel naso
che le alza il ciglio e
le cala la palpebra
l’insegnante d’inglese
è la donna tra tutte
la più presuntuosa
ché lei usa la lingua e
lo fa per parlare
lo strappo alla regola…
lo strappo alla regola
è una deroga selvaggia
all’invalida costante
di una piega
idealizzante
lo strappo alla regola
lascia lo spazio a
future lacune
laido lassismo
senza mutande
l’ululato sommesso…
l’ululato sommesso
del mio cuore
sorprese anche il
silenzioso respiro
del suo volto
le linee lievi e domate
della sua esperienza
facevano del suo essere
fonte di attrazione per
un individuo assetato
d’amore qual sol io
non voglio essere
eppure con il cuore in lacrime
io cullavo il suo alcolico viaggio e
guidavo inesperto
il suo riposo dentro di me
eterno ed insieme fugace
piangente memento
di un alito di vita vissuta
in un sogno notturno
MERETRICIO
me stesso ho scovato nel mezzo di un sogno…
me stesso ho scovato nel mezzo di un sogno
ai piedi sdraiato di un alto cipresso
a me intorno di prati distese di fiori
dai mille colori di un quadro fanno parte
delle parole il tormento ricordo
mi volto e risento il profumo di viole
che tu sulla pelle di sera mettevi
NOIA
nel cielo…
nel cielo
anche le nuvole
presero a piangere
io sbandavo
al suo ricordo
lei partiva e
neppure voleva vedermi
racchiuso in una lacrima
da solo
mi ritrovai
nel mezzo della notte…
nel mezzo della notte
sotto un albero fiorito
in un angolo d’inferno
il tuo spirito è sbocciato
io ragazzo fortunato
osservando da vicino
quel prodigio ormai avverato
incredulo mi trovo
a correre tra i fiori
di quell’angolo d’inferno
cui tu hai donato
un attimo di quiete
non sarà il solito sfogo…
non sarà il solito sfogo
un grido retorico al triste e
sordo ammasso di vite
sprecate esperienze
imbelli e sciacquate
non sarà il penoso lamento
di un uomo pentito
per avere vissuto
lui sì
retorica mente
momenti di gioia e
mesi di triste e vuota incertezza
non sarà il suo scarno pensiero
un lungo ricamo perverso
goffamente compiaciuto di sé
ma privo di ogni nota vivente
non sarà il solito canto
quello che a dio
crediamoci ancora
il giorno intonerò
quando
stanco di fingere
porterò le mie carte all’occhio altrui
solo pietà e
posata compassione
non si possono capire le fronde…
non si possono capire le fronde
il loro armonioso caotico muoversi
non si possono descrivere le onde
il loro rapido e giocoso rincorrersi
non credo nel mondo che gira
cambiando la nostra esistenza
non vedo il dio che ci ispira
gridando la sua indifferenza
non credo in ciò che tu vedi
proprio perché tu ci credi
non vedo ciò che mi aspetta
perché forse nulla mi spetta
non spingere così…
non spingere così
ascolta il dolore
della sua voce
raccogli il rancore
della sua sofferenza
non puoi nutrire
i tuoi capricci
di attimi soli
intensamente violati
una morbida pressione
lacera per sempre e
tutto diviene respiro
stanco e rilassato
notturno per verso a tre
riprendi questo silenzio e
lascia che ti entri nelle ossa
hai freddo
lo sento
è la paura che ghiaccia
nelle nostre vene
non vedo che l’oscuro
non sento che me stesso
perché guardi la luna
forse speri di trovarvi
la luce
quella che manca
alla nostra vista
così lontana è la sicurezza
così terribile pare il cielo
quando si specchia dentro di noi
è la notte e
il suo grido
non perdona
senti che fruscio
forse è un assassino
oppure è solo il tempo
che separa la realtà
dalla nostra fantasia
nudo scorrazzando…
nudo scorrazzando
tra idee incancrenite
piega la schiena
all’ipocrita vista
di chi lo ha spogliato
l’animale umiliato
sazia ferendo
il suo sporco appetito
OSTEOPOROSI
ombre cinesi…
ombre cinesi
proiettano svelte
suoni svenduti a
spontanee missioni
sospiri copiati da
mille impostori
stordiscono un pubblico
caramellato
sterile incanto
coattivo sistema
che attiva le zampe
di pecore bianche
tinte di nero
PROVOCANTE
perle ai porci…
perle ai porci
regali nascosti
da un vetro azzurro
che freddo riflette
il mio volto e
caldo raccoglie
la tua immagine
rapita in un solo istante
eternamente racchiuso
in un disco
ora
pieno di pasta
piangevo…
piangevo
ma nessuno asciugava più
le dolci mie lacrime
stanco
le mani care ho
da tempo scacciato
ora piango e
sono solo
posso tutto ciò che non voglio…
posso tutto ciò che non voglio e
voglio tutto ciò che non riesco
inattivo fermento interiore
che macera e lento corrode
un sorriso che triste sublima e
non sa più ritrovare se stesso
perché da tempo ha rimosso
la sete e da tempo non soffre
la vita è un salto che fatto
tinge di nero anche il pozzo
più buio più buio più buio
QUADERNETTO
quando pensi a qualcuno…
quando pensi a qualcuno
pur non vedendo nessuno
avvolto da immagini
suoni e profumi
rivivi ricordi
di azioni sbagliate
momenti sicuri di un tempo finito
senza la nota di un giorno sereno
viva l’angoscia di un vasto cammino
pacato dolore di un quieto morire
quasi come se…non ci fosse che…
quasi come se…non ci fosse che…
quasi come se…non vedessi che…
l’aria intorno a me…mi chiamasse a sé…
mi sollevo in volo e poi ricordo che
non temevo ma tremavo sai perché
quella forza tanto grande era per me
una nuova via per la serenità
quasi come se…le parole che…
quasi come se…discorsi privi di…
vuoto il tempo che…gira intorno a me…
senza senso senza vento volo via
sono travolto mi contorco e penso che
sia finita questa vita senza che
abbia usato i miei talenti senza che
quasi come se…il vento soffia e già…
non c’è più perché…non vedessi che…
mai ci fu lo sai…una ragione che…
spieghi tutto proprio tutto quello che
non si vede ma ci accade zitto e poi
nel silenzio che non vede tu sarai
complice del niente quando lo saprai
quel vago sapore…
quel vago sapore
che ho tra le labbra
rimescola acre
le notturne effusioni
nel sogno comune
a due clandestini
lei è lì sul divano
dolce ninfetta
tra le coperte e
tra le mie braccia
la voglio tenere
come fosse un sospiro
ché non deve fuggire
le prime luci dell’alba
questo è il mio cervello…
questo è il mio cervello
un rosso che avvampa
tra globuli viola e
incandescenti ramificazioni
sempre in movimento
esso si nutre delle mie
multiple azioni
scheggiato e
felice
ogni giorno
di esistere
RANTOLANTE
riposa…
riposa
riposa pure in mezzo
al mare della memoria
sepolta da fiori inesistenti
uccisa dallo stesso tuo cuore
troppe lacrime versate
per un attimo di certezza
in un’eterna insicurezza
troppo forte il tuo dolore
nel non credere al tuo cuore
ora il nulla
il silenzio ad offuscare le parole
a maledire il nostro amore
SODOMITI
sabbia brillante…
sabbia brillante
sul silente piano
riflette
perduta scansione
scivola lenta
rallenta
la vita s’infila
nel lobo già aperto
dolente lo strazia
perpetua il tormento
ridente e brillante
come la sabbia
il pianto di sangue
che tinge le labbra
sembrava una figa…
sembrava una figa
invece era una budria
della madonna
la gonna straccio
intorno alla vita
copriva il suo sesso e
qualche pelo in più
la vacca fumava
in continuazione
lasciando il locale
senza voltarsi
sbattendo il gran culo
con brama volgare
budria si nasce
non si diventa
sentir la vita scappar via dal cuore…
sentir la vita scappar via dal cuore e
non saperne la ragione
aprire la mente per capire
se si sia mai vissuti
per provare un vero amore
un amore che spaventa
un amore che non si dice
che fa ridere i bambini
che fa piangere e gioire
i pensieri che si affollano nella testa
un peso al petto che sprofonda
in un profondo dispiacere
per poi credere di sapere
ogni problema sistemare
scontrarsi con il giudizio reale
accorgendosi che
nulla più
ha senso ormai
sfilando immobile…
sfilando immobile
tra idilli essiccati
un’immagine s’offre
sconfitta lamenta
la sua prigionia
irreale esistenza
in un modo morente
solco invadente…
solco invadente
nell’unto tracciato
impudente mente
nega dell’esistenza
il cielo rifiuta
di credere il sole
una stella
sospinto dal segno…
sospinto dal segno
che insieme accordati
scegliemmo da noi
rivedo il futuro con gioia
ché già da due giorni
bramo con ansia e
tremenda coscienza
di avere gran voglia
di stare con te
sprecato è ormai…
sprecato è ormai
anche quel gesto
le mie sporche lacrime
sembrano piscio e
valgono meno
di una merda di mosca
schiacciata
persino è quella virtù
che in prima pressione
credevo svelata
o mero apparire
luminosa finzione
equilibrio
è il tuo nome e
mi fai vomitare
sputano in volto calci rabbiosi…
sputano in volto calci rabbiosi
notte con sole in un mondo che vede
cieco
che sei tu violenza perché non ti inchini
perché tu non lecchi
carogne appestate
per sempre mangiate
da probi signori
s’ignori no
le volgari battute
quelle trovate da volgo patrizio
sbattute sul volto di
piccoli servi
quelli felici di prendere calci
quelli che leccano leccano sempre
TRAMVIA
troie in borghese…
troie in borghese
che scattano foto e
sfottono il culo
sbattendolo in faccia
al primo che passa
bevono birra
fumando la sizza
come fosse quel cazzo
che prendono in bocca
bocche truccate
da grandi puttane
col crocifisso ma
sempre puttane
tu sei la dolcezza…
tu sei la dolcezza
in cui vorrei essere nato
tu sei la certezza
di cui sono stato privato
se i miei occhi non ti vedono
la mia anima ti comprende
se le mie orecchie non ti sentono
il mio cuore non si arrende
tu sei il fiore più prezioso
di un giardino riservato
il cui profumo delizioso
dentro me si è conservato
tutto appare diverso…
tutto appare diverso
tutto appare diverso
è il giorno che va a morire
tra due file di fiori
in bianco e nero
la luce è fissata e
non segue il sentiero
c’è l’acqua che puzza
per l’umano passaggio
tutto appare diverso il
giorno che si va a morire
tra due file di fiori
in bianco e nero
la luce non segue
per non disturbare
UNIONE
un ritorto scompenso…
un ritorto scompenso
violenta il passato
perturba il morto
vivere quieto che
scivola lento e
si insinua bagnando
gli angusti pertugi e
i laceranti spazi
un salto e prendo il volo…
un salto e prendo il volo
dopo giorni di singhiozzi
nelle ali di un gabbiano
senza becco e senza piume
come un secchio già bucato
non riporto più i ricordi
il sentiero è là tracciato
ma io avanzo ad occhi chiusi
un segno è dipinto…
un segno è dipinto
sui volti sfregiati
percorsi da strade
macchiate d’inchiostro
al fresco rubati
da inganni leggeri
i sogni carnosi
dei giorni incoscienti
corrono liberi e
senza condanna
sprezzando il dolore e
il vostro giudizio
VENTRE
vano e sordo è il mio frustare…
vano e sordo è il mio frustare
questa schiena già battuta
lunghi solchi si rincorrono
giocando sulla pelle
come sci che sai la rigano e
rilasciano alla mente
la memoria di un passaggio
la memoria del futuro
vecchio…
vecchio
perché non rispondi
stanco ti siedi
lancio una palla
che tu non raccogli
forse non vedi
tendo la mano
lento l’afferri
senti le voci
chiedono ancora
forse sei sordo
cessa di stare da
chi non ti vuole
vuoto pensiero malato…
vuoto pensiero malato
di un vecchio bambino
sepolto
come in un soffio lontano
lasciato nel prato a crepare
colpito più volte nel cuore
non corre non fugge ma muore
portando con sé quella vita
che ancora doveva iniziare
Ringrazio la mia Famiglia per la sopportazione.
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