Excerpt for Valle : Libro 2 Della Serie Heku by T.M. Nielsen, available in its entirety at Smashwords

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Valle

Book 2 of the Heku Series

Libro 2 Della Serie Heku

By T.M. Nielsen


Published by T.M. Nielsen at Smashwords

Traduzione di: Mirella Banfi


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Tutti i diritti riservati, incluso il diritto di riprodurre questo libro, o parti di esso, in qualunque forma.

Prodotto negli Stati Uniti d’America.


Grazie a Darren, Warren e Brandon. Non ce l’avrei fatta senza di voi, e un grazie speciale a Gio, che ha aiutato nella revisione del testo in Italiano.





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Table of Contents


Chapter 1 - I Valle

Chapter 2 - Travis

Chapter 3 - Decisioni

Chapter 4 - Emily

Chapter 5 - Chevalier

Chapter 6 - Reazione

Chapter 7 - Tempo

Chapter 8 - Nevada

Chapter 9 – Il Familiare

Chapter 10 - Bangor

Chapter 11 - Presto

Chapter 12 - Allen

Chapter 13 - Autocompiacimento

Chapter 14 - Antichi

Chapter 15 - Esplorazione

Chapter 16 - Selest

Chapter 17 - Trasferimento

Chapter 18 - Cavalleria

Chapter 19 – Encala


Chapter 1 - I Valle


Emily si stirò nel grande letto e si rese conto di essere sola. Si mise seduta e si guardò intorno nella camera, lui non c’era. Sospirò e si sdraiò di nuovo, il letto le sembrava una meraviglia quella mattina e non aveva voglia di alzarsi. Pochi minuti dopo, rotolò giù dal letto in tutta fretta e corse in bagno.

La nausea mattutina era diventata più forte negli ultimi giorni e aveva passato gran parte delle sue giornate seduta sulle piastrelle del pavimento. Chevalier non lo sapeva, era riuscita a nasconderglielo; temeva la sua reazione, anche se era perfettamente normale.

“Em?” chiamò Chevalier.

Emily si schiarì la gola e rispose: “Vengo tra un secondo”.

“Ti ho portato la colazione, Gordon ha mandato su focaccine e sugo di carne.” Emily sentì il suono di un vassoio che veniva posato sul tavolino vicino al fuoco e dovette combattere contro l’improvviso urto di vomito al pensiero del sugo di carne. Fu troppo, però e fu costretta a girarsi di nuovo verso il wc.

“Emily?” lo sentì correre in bagno, la voce preoccupata.

“Vai via”, riuscì finalmente a dire.

“Ti posso far portare qualcosa?” Si inginocchiò accanto a lei, mentre appoggiava la guancia sul pavimento fresco. “Porta via quel cibo”, gli disse e poi chiuse gli occhi.

“Forse dovresti vedere un medico”, sospirò Chevalier.

“Sto bene, solo non portare cibi in questa camera”. Desiderava che se ne andasse per poter fare un pisolino sul pavimento.

Chevalier fu fuori dalla porta, portò via il vassoio dalla camera e tornò accanto a lei prima che Emily si accorgesse che se n’era andato.

“Lascia che ti metta a letto”, le disse, facendole scivolare le mani sotto il corpo.

“No, qui va meglio.” Spostò la faccia in un punto nuovo e sospirò di sollievo quando la piastrella fredda le rinfrescò la guancia.

Chevalier la osservò per qualche minuto, desiderando di poter fare qualcosa.

“Vattene”, disse lei di nuovo.

“Se hai bisogno di me, chiama”, e uscì esitando.

Chevalier uscì in anticamera e disse ad Anna di lasciarla stare. Scese nel suo ufficio, alzò la cornetta del telefono e fece velocemente un numero.

“Il Dottor Edwards, per favore”, disse in tono urgente.

“È con un paziente, posso aiutarla?”, chiese l’infermiera.

“No, gli dica che è Chevalier e glielo dica adesso.” La donna capì dal tono della voce che era un tipo con cui era meglio non scherzare.

“Un attimo, per favore.” La voce era irritata.

Qualche minuto più tardi il Dr. Edwards era al telefono: “Sono il Dottor Edwards.”

“Dottore, sono Chevalier, dall’Isola.”

“Sì, la ricordo.” Sembrava sinceramente contento.

“Mia moglie, è incinta e… “

“Sì, lo so, l’ho vista la scorsa settimana.”

Chevalier fece una pausa, con un leggero sorriso sul volto: “Sì, immagino di sì. Ora sta piuttosto male, potrebbe venire?”

“Male come per dire che ha la febbre, o male come dire che ha la nausea?” Chiese il medico, preoccupato.

“Nausea.”

“Sono le nausee mattutine, starà bene più o meno fra un mese.”

“Un mese?!” Chevalier non riusciva a credere che il medico potesse dirlo con un tono così noncurante.

“Sì, datele cracker e Sprite, la aiuteranno.”

“Bene, lo farò.” Scrisse le due voci su un foglio di carta.

“Chiami se peggiora. Finché mangia e guadagna peso starà bene”, disse ancora il medico, gentilmente.

“Certo, ok”, e riattaccò.

Uscì dall’ufficio e chiamò un giovane heku che passava di lì: “Tu... vieni qua.”

Il giovane heku si voltò verso di lui, terrorizzato. “ S… sì, Signore?

“Sai pilotare uno yacht?”

“Sì, Signore.”

“Ce n’è uno ormeggiato a sud del molo, prendilo, vai immediatamente in città e compra queste cose. Quando torni, consegnale ad Anna”, gli ordinò dandogli la lista, prima di tornare nella camera di Emily.

Emily non era ancora a letto, girò l’angolo e stava per dirle che l’avrebbe portata a letto quando la vide profondamente addormentata sul pavimento. Si sedette accanto a lei e si appoggiò alla parete ad aspettare.

Passarono parecchie ore e Chevalier si stava chiedendo se non fosse il caso di spostarla sul letto quando sentì Anna nella stanza accanto. Si alzò in silenzio per andarle incontro: “Ha preso tutto?”

Anna annuì e mise sul tavolino una scatola di cracker e un bicchiere di Sprite fredda: “Non ha specificato la quantità, però, Signore, quindi ha portato sedici scatoloni di cracker e sessantaquattro bottiglie grandi di Sprite.”

Chevalier sorrise, era contento della quantità. Preferiva averne troppo che non abbastanza.

Anna guardò verso il bagno: “Come sta, Signore?”

Chevalier diede un’occhiata alla porta e poi si girò verso Anna: “Sta dormendo sul pavimento.”

“Dovrebbe spostarla sul letto, non starà comoda.”

“Ho cercato di farlo”, disse Chevalier, un po’ irritato che Anna ritenesse che non ci aveva pensato da solo. “Dice che si sente meglio sul pavimento.”

“Mm”, sospirò Anna e uscì dalla camera.

Chevalier ritornò in bagno ed Emily lo guardò dal pavimento. Si abbassò e la sollevò: “Puoi ritornare sul pavimento dopo aver mangiato.”

“Ah… non riesco a mangiare”, gli disse e appoggiò la testa nell’incavo del suo collo.

“Ordini del dottore... Sprite e cracker”. La appoggiò sulla sponda del letto e le passò un cracker.

Emily lo prese e lo guardò un po’ prima di dare un morsetto.

“Mi sa che dovrai fare un po’ meglio di così.”

“Se sta giù, mangerò un altro boccone.” Disse, senza muoversi.

Chevalier la studiò. Era pallida, ma per il resto sembrava che dormire sul pavimento non le avesse fatto male. Notò una punta di irritazione nella sua voce, ma riuscì a non ridere.

Diede un altro morso e poi sospirò: “Per favore, vai via.”

La guardò e alzò un sopracciglio: “E se dico di no?”

Lo fissò torva, e Chevalier riuscì di nuovo a impedirsi di ridere.

“Mi stai facendo impazzire, Chev.” Diede un altro morso al cracker.

“Non me ne vado, non se stai male. Magari posso aiutarti.”

“Non sono malata... e tu hai fatto abbastanza”. La voce era gelida.

Chevalier ci pensò un attimo e poi pensò che fosse meglio andarsene. Non sapeva perché la sua irritazione lo intenerisse, ma sapeva che Emily non avrebbe trovato divertente la sua osservazione.

“Ok, chiamami se ti serve qualcosa, allora” e le baciò la fronte prima di andarsene.

Emily prese un sorso di Sprite, poi si alzò e si vestì; non lo avrebbe mai ammesso con Chevalier, ma si sentiva meglio dopo aver mangiato qualcosa.

Riuscì finalmente a riprendersi d’animo e uscì per andare alla stalla. Sapeva che lì non ci sarebbe stato nessuno a fare commenti o a osservarla come se dovesse morire da un momento all’altro.

Peanut venne a salutarla quando entrò ed Emily si sedette sul fieno per accarezzarlo: “Come va, Peanut?”

Il gatto si raggomitolò in grembo, nel suo posto preferito e fece le fusa mentre lei lo accarezzava.

“Allora, penso che l’abbia sentito anche tu, no? Chiese, parlando con Peanut mentre gli accarezzava la testa.

Il gatto guardò su e poi si rannicchiò contro il suo petto.

“Mi sono messa nei pasticci”, la consolava parlare con il gatto, e per un attimo si chiese se non fosse un po’ strano: “Proprio quello di cui avevo bisogno, un bambino, eh?”

Il gatto si irrigidì e lei tolse la mano: “Cosa c’è che non va?”

All’improvviso, Peanut arcuò la schiena e diede una zampata con fuori gli artigli, lasciandole un profondo graffio sanguinante lungo il braccio.

“Dannazione, Peanut”, urlò e spinse via il gatto prima di alzarsi. Peanut corse verso il fondo della stalla, dopo averle sibilato di nuovo contro.

Emily ritornò verso casa per pulirsi il graffio: “Buon giorno”, disse Kyle andando incontro.

“Sì, come vuoi”, brontolò passando oltre.

Kyle si fermò un attimo, poi la seguì: “Cosa c’è che non va? Sento odore di sangue.”

Si girò verso di lui furiosa: “Vediamo, potrebbe essere che sono stata messa incinta, o che sono appena stata assalita dal mio gatto.”

Kyle fece un largo sorriso: “Favoloso, Em! Aspetta… quale gatto?” La faccia si fece seria.

“Vedremo se è tanto favoloso quando potrò smettere di dormire sul pavimento del bagno”, gli disse, andandosene. Si fermò quando sentì la sua mano sul braccio.

“Quale gatto?”

“Il mio gatto, Peanut, là nella stalla.” Cercò di andarsene, ma Kyle la tenne ferma.

“Cosa c’è?!”

Kyle studiò i graffi sul braccio. “Vieni con me”, disse tirandola verso l’ufficio di Chevalier.

“No”, gli disse, piantando i piedi. “Non sono dell’umore giusto, Kyle, voglio solo pulire questo graffio e poi tornare indietro a dar da mangiare alle mucche.”

“Emily, noi non abbiamo un gatto.” Disse, tirandole il braccio.

“Piantala, Kyle”, urlò e strappò via il braccio rabbiosamente.

“Cosa sta succedendo?” chiese Chevalier avvicinandosi.

“Kyle sta dando fuori di testa perché il gatto della stalla mi ha graffiato”, disse, dando un’occhiataccia a Kyle.

Chevalier rimase immobile: “Che gatto?”

“Scherzi di natura!” sbraitò Emily e se ne andò via infuriata, chiedendosi come fosse possibile preoccuparsi tanto per un gatto.

“Emily, fermati.” Disse Chevalier, mettendole una mano sulla spalla. “I gatti odiano gli heku, non si avvicinerebbero mai. Non c’è modo che un gatto viva sull’isola”.

“Sì’, beh, è il mio gatto, forse sa che voi non entrate nella stalla.” Disse, ancora irritata.

“Kyle, trova il gatto”, ordinò Chevalier e Kyle corse immediatamente verso la stalla.

“No, non fargli male”, urlò Emily, correndogli dietro.

“Emily”, disse Chevalier, raggiungendola immediatamente e fermandola: “Nessun gatto si avvicinerebbe mai a un heku. Non so se te l’avevo detto, ma Ulrich aveva un Familiare, un gatto. È Sam.”

“Che cos’è Sam?”

“Il Familiare di Ulrich e la sua forma naturale è un gatto.”

“Il mio Sam?”

Annuì.

“Bene, lo ucciderò io stessa, allora”, disse, dirigendosi verso la stalla.

“Lascia che ci pensi Kyle, se non riesce a trovare Sam, dovremo probabilmente portarti via di qui in tutta fretta”, disse Chevalier sbraitando ordini verso le ombre in una lingua sconosciuta.

“Perché?” si girò verso di lui, improvvisamente nervosa.

“Una delle minacce di Ulrich nei miei confronti, era che se tu fossi rimasta incinta di un heku, sarebbe venuto e ti avrebbe portato via.” Le stava tenendo la mano, ora, tirandola gentilmente verso le scale.

“Non lo farebbe!” disse, furiosa ma Chevalier non rispose.

“Non c’è segno del gatto”, disse Kyle, raggiungendoli.

Chevalier ruggì: “Deve essere Sam.” Kyle annuì, confermando.

“Allora quanto abbiamo? Una settimana, prima che vengano a prenderla?” Chiese Kyle.

“Forse meno, Sam deve trovare il modo di lasciare l’isola per informare Ulrich e poi ci vorranno alcuni giorni prima di arrivare qua.” Chevalier stava calcolando mentalmente le forze di difesa dell’isola.

“Possiamo combatterli, siamo il Clan più grande degli Equites”, disse Kyle, a muso duro.

“No, non voglio che tuo Clan corra dei rischi per me”, disse Emily. Si ritrasse stupita quando entrambi gli heku la guardarono.

“Sei una di noi, Em, e noi proteggiamo i nostri”, disse Kyle dolcemente.

Emily roteò gli occhi: “Non mi prenderà. Non farò la parte della damigella che sviene quando tentano... mi difenderò”.

“Non puoi difenderti da così tante persone, lascia che lo facciamo noi”, le disse Kyle.

Emily annuì: “Bene, quando avrete finito di pianificare una guerra, venite a prendermi.”

Quando se ne andò, Kyle guardò Chevalier e sorrise: “È stizzosa.”

Chevalier non poté reprimere una risatina: “Sì che lo è.”

“Congratulazioni!”

Il volto di Chevalier si illuminò e Kyle non poté impedirsi di sorridere: “Inaspettato, anche”.

“Già lo immagino”.

“Andiamo a cercare quel gatto”, disse Chevalier, di colpo serio. Kyle annuì ed entrambi andarono verso la stalla.




Chapter 2 - Travis


Dopo numerosi incontri e sessioni con gli Anziani, si stavano facendo i piani per allontanare Emily e portarla in una località segreta. Emily era irritata per tutto il procedimento e passava la maggior parte del suo tempo nella stalla. L’atmosfera era tesa in tutto il castello, a causa del suo forte profumo, che Chevalier le aveva finalmente spiegato. Si sentiva meglio all’aperto, lontana dagli Heku.

Entrò nella sua camera dopo essere stata fuori per tutta la giornata e sorrise quando vide le rose e un biglietto sul letto. Annusò i fiori e lesse la nota:

Em,

Ignoriamo gli Anziani e andiamocene via insieme sulla barca. Lì saremo al sicuro e non dovremo sopportare le guardie o preoccuparci di nient’altro che di noi stessi.

Vieni appena hai fatto i bagagli e puoi scappare via senza farti notare,

Chev.

Emily fece un salto di gioia. Non avrebbe dovuto scappare ed essere sorvegliata dagli heku ventiquattro ore al giorno, sette giorni la settimana. Sarebbe stata dove preferiva, fuori, sull’oceano con Chevalier. Si sbrigò a fare la valigia, poi andò verso il guardaroba, dove aveva nascosto le lenzuola che aveva usato l’ultima volta che aveva dovuto andarsene. Fu abbastanza facile legarle al balcone, poi scavalcò agilmente e si calò al suolo.

Si nascose nell’ombra per tutto il percorso, muovendosi velocemente per le strade dell’isola. Con l’avvicinarsi del crepuscolo, c’erano molti punti in cui nascondersi e arrivò ben presto in vista del molo. Sembrava tutto tranquillo e sapeva che le guardie in servizio non le avrebbero fatto domande mentre passava e si dirigeva verso la spiaggia.

“Sera, Travis”, disse Emily mentre girava l’angolo dell’alta palizzata di cemento e saliva sul molo.

Rimase senza fiato, c’era sangue su tutto il molo. Vide pezzi di heku ammucchiati in una macabra pila proprio mentre qualcuno la afferrava da dietro. Si divincolò per poter dare un calcio al ginocchio del suo assalitore, ma questi le mise un panno sul viso e lei cominciò a scivolare nell’incoscienza. Proprio mentre l’oscurità l’avvolgeva, vide una testa rotolare dalla pila: era Travis.

***

“Allora siamo pronti credo”, disse Chevalier al gruppo nella sala conferenze. “Partiremo domani mattina”.

Kyle annuì e poi lasciò libere le altre guardie in servizio che avevano ricevuto l’ordine di scortarli al luogo previsto.

“Mi sentirò meglio quando ce ne saremo andati dall’isola”, disse Kyle, salendo le scale con Chevalier.

“Sono d’accordo, grazie alle esitazioni degli Anziani c’è voluto troppo per preparare questo piano”. Era ancora irritato per le loro reazioni lente.

I due entrarono nella stanza di Emily. Chevalier vide le sue scarpe e andò nel bagno: “Ei, Em?”

Guardò in bagno e fece una smorfia quando non la vide.

“Chevalier!”, gridò Kyle dietro di lui, agitatissimo.

Chevalier si girò mente Kyle gli porgeva le rose e il biglietto che aveva trovato sul letto di Emily. Lesse la nota e la accartocciò tra le mani, con gli occhi che bruciavano rossi per la furia.

Suonò l’allarme in città, l’allarme che annunciava un attacco. Chevalier emise un basso brontolio e corse al balcone e saltò giù, atterrando duramente sul terreno. Kyle lo tallonava mentre correvano verso il molo. Si fermarono di colpo quando videro il sangue e i corpi in un’alta pila sulle tavole di legno.

Kyle si abbassò e raccolse un panno. Annusandolo, si girò verso Chevalier: “È cloroformio”, disse e lo passò al Giustiziere.

Chevalier prese il panno e lo annusò, inalando a fondo: “Anche Emily... l’hanno catturata, Kyle”.

Il cuore di Kyle sprofondò mentre guardava l’oceano e non vedeva nient’altro che onde, mentre il sole tramontava.

Altri arrivarono sul molo e cominciò una breve veglia, mentre seppellivano i resti delle quattro guardie del molo e dei loro cani. Le persiane furono chiuse in tutta l’isola, furono fermati gli orologi e le luci furono spente.

“Trovami la posizione degli Anziani dei Valle, ora!” gridò a Storm, che era appena arrivata sulla scena.

Storm non rispose, ma corse velocemente a fare quello che le era stato chiesto. Non aveva mai visto tutta quella rabbia nel Giustiziere e la spaventava.

***

Emily riuscì finalmente a tirarsi fuori dalla nebbia. Non sapeva perché le girasse tanto la testa e si sentisse stordita e disorientata. Mentre cambiava posizione nel letto, si sentì ancora più confusa. Il letto era duro e le coperte rigide e ruvide.

“Chev?”, sussurrò nel buio, biascicando.

Lui non rispondeva e la stanza sembrava più silenziosa di quanto ricordasse. Alla fine, aprì gli occhi e si sedette di colpo, guardandosi attorno nella piccola stanza.

“Chev? Kyle?” chiamò più forte, cominciando a farsi prendere dal panico.

Emily saltò fuori dal letto, ma quando i piedi toccarono il pavimento, le sembrò che si muovesse sotto di lei e cadde, con la testa che girava. Dopo un po’ riuscì a mettersi in ginocchio e poi a tirarsi in piedi usando il letto come sostegno. Una lampada da tavolo era l’unica fonte di luce nella stanza, ma riuscì a vedere che il colore dell’arredamento della stanza era blu scuro e grigio. Non c’erano finestre, e si sentì in trappola.

Incespicando, riuscì ad arrivare alla porta che si aprì su un’altra stanza che non conosceva. La stanza era buia e dovette cercare lungo la parete per trovare un interruttore. Si guardò attorno, confusa mentre cercava di capire dov’era.

Questa stanza era più grande dell’altra. C’erano una TV e un divano da una parte e una piccola cucina dall’altra. Non c’erano finestre nemmeno qui e il tema dei blu e dei grigi si ripeteva anche in questa stanza. Vide una porta metallica sul lato più lontano, vicino alla TV, riprese l’equilibrio e andò alla porta. Quando non riuscì ad aprirla, cominciò a picchiare dei colpi.

Smise dopo parecchi minuti, quando non rispose nessuno, e tornò verso la stanza. La TV era spenta e non c’era nessun suono, il silenzio era inquietante. Andò oltre il divano e passò la mano lungo un’alta libreria piena di libri, poi si guardò attorno, cercando una traccia di qualcosa di familiare.

Con la coda dell’occhio notò qualcosa di strano nell’angolo più lontano, qualcosa che si muoveva. Si avvicinò e guardò in alto: era una telecamera ed era di fronte a lei. Si spostò di lato e la telecamera la seguì.

Emily ebbe un’idea su come attirare l’attenzione. Prese una delle sedie della cucina e la tirò contro la telecamera, staccandola e lasciando al suo posto solo fili penzolanti.

Andò in bagno e controllò, lì non c’erano telecamere. Esitando, rientrò nella camera che assomigliava a una caverna e vide una telecamera di fronte a lei. Usò di nuovo la sedia e la fece cadere dal muro.

“Emily?”, chiamò qualcuno dalla stanza più grande.

Emily uscì dalla camera, sempre con la sedia in mano, pensando sarebbe stata utile per difendersi. Si fermò quando vide tre heku vicino alla porta metallica. Indossavano tutti maschere chirurgiche. Arricciò il naso quando si avvicinò e sentì un forte odore di mentolo.

“Chi siete?” Chiese, sempre tenendo la sedia.

“Siamo qui per proteggerti, Bambina”, disse quello davanti.

“Allora lasciatemi andare”.

“No, starai con noi per un po’. Sostituiremo le telecamere e sarai punita se le distruggi di nuovo”, disse, calmo.

Emily si accigliò: “Scusami?”

“Una punizione, seguirai le regole o ne pagherai le conseguenze”.

“Siete Equites?”

I tre si guardarono l’un l’altro nervosamente: “Lascia stare le telecamere. Questo è l’unico avvertimento”.

Emily gettò la sedia che aveva in mano contro l’heku di fronte, ma questi la bloccò facilmente.

“Ultimo avvertimento, Emily”, disse e poi se ne andarono, chiudendo a chiave dietro di loro la pesante porta metallica.

Emily cominciava a capire. Non ne era sicura ma i Valle dovevano averla catturata. Si sedette sul divano e si raggomitolò in una palla. La mente era ancora annebbiata, e non riusciva a ricordare come era stata catturata; non sapeva se si era trattato di un attacco in piena regola e se Chevalier era ancora vivo. Nascose la testa nelle braccia e sentì tirare leggermente la pelle, guardò e vide la traccia di una piccola puntura, come quelle lasciate da un ago.

Non sapeva che giorno o che ora fosse. Non c’erano orologi nella stanza, ma poco dopo che i tre erano usciti, entrarono cinque di loro. Due l’afferrarono e la immobilizzarono contro il muro, mentre gli altri tre sostituivano le telecamere. I due che la tenevano per le braccia stavano lontani dalle sue gambe, così non poteva nemmeno tentare di dare qualche colpo decente. Appena le telecamere furono sostituite, i cinque se ne andarono tranquillamente, senza mai dirle una parola.

Quando uscirono, afferrò un’altra sedia e ruppe di nuovo le due telecamere. Gli occhi fiammeggiarono quando si aprì la porta e tenne la sedia davanti a sé pronta a difendersi. I tre heku entrarono di nuovo nella stanza, indossando le maschere e odorando di mentolo.

“Ti avevamo avvisata, Bambina”, disse il primo, tranquillo.

Emily tenne pronta la sedia davanti a sé: “Venite a prendermi”.

Le furono addosso e lei riuscì a fratturare l’osso della mascella di quello più piccolo prima che la immobilizzassero. La obbligarono a stendersi sul letto e tirarono delle cinghie di cuoio, legandola al letto. Le cinghie imbottite alle caviglie e ai polsi la costringevano in una scomoda posizione a X.

Emily urlò di collera quando uscirono dalla stanza e sentì la serratura che si chiudeva.

Tirò e strattonò le cinghie, ma non riuscì a far scivolare fuori le mani o i piedi. La schiena cominciò a farle penosamente male mentre si riposava per riprendere fiato prima di cominciare di nuovo a cercare di liberarsi. Passarono ore prima che rinunciasse e il suo corpo esausto soccombesse al sonno.

Emily si svegliò di colpo quando mani morbide e calde cominciarono a lavorare sulle cinghie che le legavano i polsi. Guardò su e vide un uomo sconosciuto, un mortale. Fece una smorfia e continuò a lottare contro le cinghie.

“Aspetta, lascia che ti liberi”, disse l’uomo, lavorando sulle cinghie.

“Non toccarmi!” urlò lei.

“Vuoi rimanere così?” le chiese, guardandola. Emily lo ignorò quando lui riprese a sciogliere le cinghie.

Dopo qualche minuto, era libera dal letto e si alzò velocemente per affrontare l’uomo.

“Chi sei?” chiese, osservandolo attentamente.

“Mi chiamo Tim. Sai come siamo finiti qui?” chiese e si guardò intorno.

Emily lo guardò con un’espressione confusa: “Tu non lo sai?”

L’uomo scosse la testa: “Non ne sono sicuro. Stavo solo andando al lavoro quando alcuni tizi mi hanno afferrato e mi hanno spinto in un furgone”.

“Ah”, disse Emily, senza abboccare.

“Usciamo di qui”, disse Tim, andando verso il salotto. Provò a girare la maniglia della pesante porta e poi cominciò a dare colpi: “Fateci uscire!”

Non venne nessuno, quindi Emily si limitò ad osservarlo. Le telecamere ora seguivano Tim invece di lei e lui si girò a guardarle.

“Prima di tutto... ci liberiamo di quelle”, disse, guardandosi attorno per cercare qualcosa da usare.

“È quello che mi ha fatto finire legata al letto. Ho rotto le telecamere una volta di troppo”, gli disse, stando lontana da lui. Non si fidava ancora di lui: “A proposito, io sono Emily”.

Tim si limitò a farle un cenno e cominciò a cercare per la stanza.

“Cosa stai cercando?” gli chiese Emily.

“Qualcosa da usare come arma. Ci deve essere un modo per uscire da qua”.

Emily si sedette sul divano e lo guardò mentre cercava in tutti i cassetti e in tutti gli armadietti, sfogliando persino i libri in cerca di qualcosa da usare. Alla fine accese la TV e sbuffò quando si accorse che la trasmissione non era in inglese.

“È finlandese?” chiese Tim, guardando la TV.

Emily scrollò le spalle. Afferrò un libro e cominciò a leggere, continuando a guardare con la coda dell’occhio Tim che camminava su e giù per la stanza.

“Devi sapere qualcosa”, le disse, girandosi verso di lei.

“Beh, io non so niente”. Gli rispose Emily, irritata.

“Sei di Atlanta?”

“No”.

“Conosci qualcuno di Atlanta?”

“No”.

“Da quanto tempo sei qui?”, chiese, sedendosi accanto a lei sul divano.

“Non vedo orologi qua, e tu?” scattò lei. “Penso un giorno o due.”

Cadde un silenzio imbarazzato, mentre Emily leggeva e Tim guardava la TV senza il sonoro. Ogni tanto si davano un’occhiata. Era ovvio che nessuno dei due si fidava dell’altro. Quando sembrava che fosse passato un sacco di tempo, Emily si alzò e andò in camera, seguita da Tim.

Emily immaginava che Tim avesse qualche anno più di lei. Era alto più o meno come Keith, ma non era così muscoloso. Aveva una bella abbronzatura che contrastava con i suoi capelli biondi, begli occhi azzurri e un sorriso attraente.

“Eh no, tu non vieni, il letto è mio”, gli disse, sdraiandosi.

“Perché?” Chiese Tim. “C’è posto per tutti e due”.

“Te lo sogni!” disse Emily, tirandosi addosso le coperte”.

“Bene”, disse Tim e andò a prepararsi un letto sul divano.

Emily si svegliò al profumo di pancake e andò verso la stanza più grande.

“La colazione è pronta”, disse Tim sorridendo.

Emily lo guardò sospettosa. Non si fidava di lui e non credeva nemmeno impossibile che le avvelenasse il cibo, ma cominciava a sentire la nausea e non vedeva cracker in giro.

“Qui, siediti”, le disse Tim, mettendo un piatto di pancake sul tavolino.

“Grazie” disse lei, poi esitò prima di sedersi.

“Per farmi perdonare per ieri sera, ero solo nervoso, e chiedo scusa”. Si sedette con un piatto per sé.

Mangiarono in silenzio e il cibo caldo aiutò lo stomaco di Emily a calmarsi.

“Grazie, erano buoni”, disse Emily alzandosi e cominciando a lavare i piatti.

“Lascia, faccio io”, le disse Tim, alzandosi.

“Io lavo, tu asciughi” e gli lanciò uno strofinaccio.

“Mi sembra giusto, poi vediamo come possiamo uscire da qui”. Guardò di nuovo verso la porta.

“Non sono sicura che sia possibile. Hai qualche idea di dove siamo?” Chiese, prendendo un piatto e lavandolo.

“Cosa vuoi dire?”

“Non siamo trattenuti in qualche campo governativo o da qualche lunatico. Tutta questo è stato organizzato attentamente e portato a termine con determinazione”, disse a bassa voce.

“Tu ne sai più di me... mettimi al corrente”, disse Tim, osservandola, con i piatti puliti ma ancora bagnati che si accumulavano nel lavello.

“Non mi fido abbastanza di te da dirtelo. Finché non riesco almeno a capire come rientri nello schema, terrò le cose per me”. Finì e andò a sedersi con il suo libro.

“Questo non è giusto. Com’è che tu sai più di me di questa faccenda?” Si sedette accanto a lei.

“Perché sono più sveglia di te”, disse, continuando a guardare il suo libro.

Tim socchiuse gli occhi: “Dimmi una cosa... perché noi?

Emily sospirò e lo guardò: “Non so perché tu... e per quanto riguarda me, non sono affari tuoi”,

Mentre faceva finta di leggere il libro, il cervello di Emily lottava per ricordare quando era stata catturata. Era accaduto qualcosa di terribile, se lo sentiva in fondo allo stomaco, ma non riusciva a ricordare che cosa. Girò la testa quando gli occhi cominciarono a riempirsi di lacrime. Non riusciva a ricordare se era accaduto qualcosa a Chevalier o perfino a Kyle. E se nessuno la stava cercando? E se questa era la sua nuova vita, tenuta nascosta e tormentata da questi heku?

Emily sentì lo stomaco che si rivoltava, quindi andò verso il bagno con aria indifferente, chiuse la porta a chiave e poi si lasciò cadere sul pavimento. Non sapeva per quanto tempo aveva fatto la spola tra il pavimento fresco e il wc, ma apparentemente abbastanza a lungo da far insospettire Tim.

“Stai bene, là dentro?” le chiese, bussando alla porta.

“Sì”, riuscì a dire debolmente.

“Ok”, le rispose, ma non sembrava convinto.

Appena sentì che lo stomaco si era calmato a sufficienza, andò direttamente in camera e si sdraiò sul letto.

C’erano corpi allineati lungo il molo. Dovunque guardasse vedeva facce conosciute, che la guardavano con occhi ciechi. C’era sangue che gocciolava dalle tavole di legno, facendo diventare l’acqua rosso scarlatto. Cercò tra i corpi cercando di trovarlo. La osservavano, lo sentiva. Quando si girò, c’erano ancora più corpi ammucchiati. Qualcuno stava uccidendo tutti quelli che conosceva.

“Emily, Emily, svegliati”. Tim la scuoteva adagio.

Emily sobbalzò e si mise seduta di colpo, con il corpo che tremava.

“Avevi un incubo”, disse Tim, ancora seduto sul letto accanto a lei. Allungò il braccio e glielo mise attorno, facendo una prova per vedere se lei l’avrebbe respinto.

Quando non lo fece, la abbracciò più stretta: “È tutto ok, è finito”, le sussurrò, cullandola lentamente.

Emily voleva che la lasciasse andare, ma aveva bisogno di calore. Le braccia che la circondavano era sconosciute e estranee ma le davano un po’ di conforto; appoggiò la testa sulla sua spalla e pianse.




Chapter 3 - Decisioni


“Ci state mettendo troppo tempo! Chiedo una risoluzione immediata. Sono già sette giorni”, Chevalier guardava corrucciato gli Anziani, Equites e Valle, seduti davanti a lui.

“Facciamo quello che possiamo. C’è una linea sottile che divide il tentativo di riavere Emily e impedire una guerra su vasta scala”, gli disse Selest.

“Non mi interessa se causa la terza guerra mondiale, purché la riportiamo a casa sua”. Spostò la sua attenzione sugli Anziani Valle, che si guardarono l’un l’altro e si parlavano a voce troppo bassa perché Chevalier potesse sentire.

“Cosa state facendo per risolvere questa faccenda? Hanno attaccato e ucciso le mie guardie senza essere provocati e poi hanno rapito mia moglie!” ruggì Chevalier.

“Tua moglie?” Chiese Selest.

“Sì, mia moglie”. Voltò verso di lei gli occhi furiosi.

“Pensavo fosse legata a Kyle”.

“Tu pensavi quello che ti ho detto io... ‘carte blanche’ ricordi? È mia moglie ed è incinta di nostro figlio”. La sua voce si fece un po’ più bassa.

Gli Anziani Equites si girarono e avvicinarono le teste, parlando velocemente tra di loro.

Leonid fu il primo a girarsi: “Quali altre bugie ci hai detto Chevalier?”

“Vi ho detto quello che era necessario per fare il mio lavoro. I miei ordini erano di osservare Emily Russo e scoprire se aveva poteri speciali”, ricordò loro.

“E...”

“E non discuterò di questa faccenda davanti a loro”. Lanciò uno sguardo truce agli Anziani Valle.

“Allora ce ne andiamo”, sbuffò il più anziano degli Anziani Valle e i tre lasciarono la stanza.

Selest si girò verso Chevalier e Kyle: “Cosa hai scoperto?”

Kyle si schiarì la gola.

Chevalier gli diede un’ occhiata veloce e poi parlò: “Ha i poteri che stavamo cercando, ma riesce a controllarli. Li usa quando la aggrediscono e in nessun altro momento”.

“Riesce a controllarsi completamente?”

“Sì”, disse Chevalier, osservandoli.

“Quindi mi stai dicendo che i Valle sono in possesso di un membro attivo della famiglia Winchester?” Selest stava cominciando ad arrabbiarsi.

Chevalier la guardò a muso duro: “Sì”.

“Sei sicuro che la ragazza sia incinta?” chiese.

“Sì”.

“E tu sei il padre?”

Chevalier ringhiò: “Sì”

Gli Anziani lo guardavano inorriditi mentre le implicazioni diventavano chiare.

“Molto bene”, disse Maleth, alzandosi. “La riprenderemo ad ogni costo”.

Chevalier uscì con un sorriso cattivo sulle labbra, seguito da Kyle.

***

Tim ed Emily si girarono entrambi quando la pesante porta metallica si aprì. Sette heku entrarono e rimasero vicino alla porta.

“Cosa volete?” chiese Tim, alzandosi.

“La vostra collaborazione”, disse il più alto, mentre due di loro afferravano Tim e lo tenevano fermo contro la parete.

Emily si alzò e indietreggiò mentre gli altri avanzavano verso di lei: “Calma, Bambina, non ti faremo male”.

Diede un forte calcio sul ginocchio a uno di loro, facendolo cadere sul pavimento prima che gli altri quattro la afferrassero e la trascinassero in camera. Lottò mentre la immobilizzavano in una scomoda posizione a X.

“Sarebbe più facile se non lottassi con noi”. Disse calmo quello alto.

Emily gli sputò in faccia e si divincolò quando uno degli heku le arrotolò la camicia, inserendola nell’elastico del reggiseno. Poi le abbassò i pantaloni, esponendo la maggior parte del torso.

“Smettetela!” Urlava lei.

Il più piccolo prese un metro e cominciò a misurarla dallo sterno giù fino all’osso pubico e scrisse la misura sul suo blocco. Un altro le infilò dolorosamente un ago nel braccio ed estrasse una fiala di sangue.

Emily urlò per il dolore e per l’oltraggio, con la schiena che si inarcava mentre lottava per liberarsi.

“Calmati. Non vorrai ferirti”, le disse quello più alto, poi tenne la mano sul suo basso ventre e sorrise.

I cinque lasciarono la stanza, lasciando Emily nella posizione a X e sentì Tim che lottava qualche momento prima che la pesante porta si chiudesse. Entrò nella stanza e rimase senza fiato nel vedere quello che le avevano fatto, poi cominciò subito a slegarle i polsi.

“Che cosa hanno fatto?” chiese, arrabbiato.

“Qualche tipo di folle esame fisico”, rispose mentre si sedeva e si sistemava i vestiti. Guardò l’interno del gomito e vide che il grosso ago aveva lasciato un rivolo di sangue che gocciolava lungo il braccio. Tim le porse un panno e lei lo coprì.

“Hanno tolto il sangue?”

“Sì”.

“Perché dovrebbero farlo?” Il volto era pieno di domande.

***

“Non so cosa ti fa pensare che l’abbia catturata io”, disse Ulrich, calmo, dall’altro lato del tavolo.

“Non sono un idiota. Una settimana dopo aver scoperto che è incinta, lei scompare? Voglio che mi sia restituita immediatamente”, urlò Chevalier, battendo il pugno sul tavolo.

“È uno sfortunato incidente... ma ti avevo avvertito di non innamorarti di lei”. Anche Ulrich si stava arrabbiando.

“Questo non ha niente a che vedere con i miei sentimenti nei confronti di Emily. Ha a che vedere con la tua folle interpretazione di come proteggere la tua famiglia”.

“Forse è morta”, disse Ulrich freddamente.

Chevalier sibilò, mentre Kyle balzava in piedi.

“No, non è morta. Ora ridatecela immediatamente, o la faremo finita noi stessi”, sibilò Kyle.

“Immischiarsi negli affari della famiglia Winchester porta solo a sofferenze. Ora vi dovrete rassegnare al fatto che non la vedrete mai più. Renderà la vostra vita più facile”, disse Ulrich, sedendosi.

“La troveremo”, disse Chevalier a denti stretti.

“Me lo farete sapere quando la trovate, vero? Mi piacerebbe sapere se sta bene”, aggiunse Ulrich, e sembrava stesse nascondendo un sogghigno.

“Sono passate solo due settimane. La troveremo e quando lo faremo, tu sarai il prossimo della mia lista”, disse Chevalier alzandosi e lasciando la stanza con Kyle e Storm al seguito.

***

Tim slegò di nuovo le mani a i piedi di Emily: “Che cos’è questa faccenda? Sono sei volte che lo fanno”.

Emily si sedette e si sistemò i vestiti: “Già”.

“Dici che lo fanno ogni due giorni?” chiese, osservandola attentamente.

Emily annuì e corse in bagno, chiudendo a chiave la porta dietro di sé. Si guardò attentamente il braccio: era gonfio e contuso per tutti i prelievi di sangue. Si sedette sulle piastrelle fredde e tirò le ginocchia verso il corpo, avvolgendosi le braccia attorno e cullandosi lentamente.

“Per favore, Chevalier, trovami”, disse adagio. Diede un’occhiata al suo anello e lo osservò come se in qualche modo potesse portarla da chi glielo aveva dato.

A parecchie centinaia di chilometri, Chevalier rabbrividì. Sentiva le parole di Emily che gli echeggiavano nella testa e sentì all’improvviso che era sola e spaventata. Urlò altri ordini al suo Clan e si concentrò sull’addestramento per la missione.

Emily almeno sapeva che era vivo. Ricordava che se uno dei due fosse morto, avrebbe spezzato il legame e sarebbe stata in grado di togliersi l’anello, che era ancora saldamente attaccato al suo dito.

“Emily? Stai bene, tesoro?” chiese Tim, preoccupato.

Non rispose, continuando a dondolarsi rannicchiata nella sua piccola palla sicura e piangendo.

Mentre si dondolava, la sua mente rivedeva la cerimonia del legame, ricordando tutti i dettagli ed arrivando al modo di spezzarlo: “Infedeltà di uno dei due compagni, morte o slealtà.”

Le venne a un tratto in mente qualcosa, Paul che diceva che Ulrich avrebbe tentato di spezzare il legame tra lei e Chevalier. Come Travis avesse detto che i Valle avevano usato dei donatori mentre la cercavano. Gli occhi divennero furiosi quando guardò verso la porta chiedendosi se Tim fosse una pedina indifesa, o se facesse parte del complotto.

Nella sua mente si formò un piano per cercare di tirar fuori da verità da Tim. Le venne la pelle d’oca al pensiero che la toccasse, ma sapeva che sarebbe stata padrona della situazione in ogni momento. Non sarebbe mai arrivata al punto di spezzare il legame che aveva con Chevalier. Sperava solo che lo spirito del legame non si sarebbe lasciato ingannare da eventuali misure disperate.

Emily uscì dalla stanza e andò direttamente tra le braccia di Tim. Lui le mise le braccia attorno e le baciò delicatamente la testa: “Stai bene?”

Annuì: “Sono ok, davvero. Sono solo contenta che tu sia qui e di non essere sola.”

L’uomo sorrise e ammiccò alla telecamera sopra la sua testa, dove lei non poteva vedere.

“Ti manca tuo marito, vero?” chiese Tim, con voce dolce e premurosa.

“Temo sia morto, me lo sento.” Attinse alla tristezza che provava, lasciando andare le lacrime che erano iniziate in bagno.

“Mi dispiace così tanto”, disse Tim, abbracciandola più stretta.

“Ora vado a letto”, disse, facendo un passo verso la camera. “Puoi venire a sdraiarti, se vuoi. So che devi aver mal di schiena a furia di dormire su quel vecchio divano”.

L’uomo sorrise entusiasta e salì sul letto di fianco a lei.

“Niente toccare, solo dormire”, gli disse sbadigliando e poi si girò dalla sua parte, lontano da lui.

Sentì che faceva cenno di sì.

***

Chevalier era allarmato. Era stato improvvisamente travolto dalla sensazione che fosse stato messo in moto un piano. Guardò Kyle con gli occhi arrabbiati.

“Che cosa c’è che non va?” Kyle si fermò a guardarlo.

“Emily ha un piano... sta facendo qualcosa”, disse Chevalier, con gli occhi lontani.

Kyle sibilò: “Un piano? Che tipo di piano?”

“Non lo so ma finora sta funzionando. Le ha dato qualche speranza, ma ci sono dei rischi, come se potesse rivoltarsi contro di lei”. Chevalier alla fine diede un’occhiata a Kyle.

“Non riesci a contattarla? Dirle di smetterla e aspettarci?” chiese Kyle.

“Non funziona in quel modo, ci ho già provato”.

***

“Tim, ho freddo”, disse Emily assonnata, e sentì che le metteva un braccio intorno. Sorrise al buio sotto le coperte, dove nessuno poteva vederla.

Sentì che le scostava i capelli dal viso, mentre si addormentava. Si svegliarono entrambi al suono della porta metallica che si apriva. Corsero verso il soggiorno e si trovarono immediatamente di fronte i sette heku.

Mentre Tim veniva tenuto contro la parete da due heku, Emily venne trascinata di nuovo in camera. Quando toccò il letto, si piegò in due e urlò.

I cinque heku si immobilizzarono e la guardarono mentre le scendevano le lacrime e si lamentava, tenendosi lo stomaco.

“Che cosa c’è che non va, Bambina?” chiese uno di loro nervosamente e guardò in alto verso la telecamera.

Emily continuò a gemere senza rispondere, con il respiro che si faceva affannoso.

“C’è qualcosa che non va, fate venire Turbac”, urlò uno di loro, sollevarono Emily e la portarono via da dove aveva passato le ultime quattro settimane.

Guardò attentamente mentre i corridoi scorrevano velocemente, ricordandosi di gemere e urlare ogni tanto. Sembrava che fossero sotto un accampamento. Faceva freddo, c’era ghiaccio dappertutto e stava nevicando. Uno degli heku le gettò addosso una coperta mentre correvano attraverso le strade gelate fino a un piccolo studio.

“Turbac!” gridò uno di loro.

Un anziano heku uscì dalla stanza adiacente, con un’espressione a metà tra paura e preoccupazione: “Che cos’è successo?”

“Ha dei dolori, qualcosa non va.”

Emily riuscì a sbirciare intorno. Vide un tavolo pieno di fiale di liquidi colorati e un cassetto pieno di siringhe vuote.

“Portatela qui, fatela stendere”, ordinò quello che si chiamava Turbac. Era un heku piuttosto basso con occhi grigio-blu e solo una sottile striscia di capelli dietro la testa.

Fu contenta di vedere che la mettevano in quella che sembrava una camera operatoria. C’era un piccolo tavolo d’argento pieno di bisturi e altre attrezzature dall’aspetto strano.

Appena fu sul lettino, Turbac si avvicinò e cominciò a premere spiacevolmente sul suo stomaco. Urlò quando lui la toccò, ma gli occhi non persero di vista il tavolo con il bisturi.

“Giratela, deve stare sul dorso”, ordinò agli heku che era nel suo studio.

Prima che capissero cosa stava facendo, Emily era in piedi di fianco all’anziano heku e si puntava il bisturi al collo.

I tre heku si immobilizzarono.

“Vi sfido, avvicinatevi. Preferisco morire che lasciarvi prendere questo bambino”, disse Emily mentre si tagliava leggermente il collo.

Ai tre si mozzò il respiro e si guardarono nervosamente l’un l’altro.

“Scommetto che i vostri ordini erano di tenermi in vita, eh? In che guai finirete se mi dissanguo proprio qui sul pavimento?” Li guardava con aria di sfida.

“Bambina, parliamone”, disse Turbac.

“Oh? Vuoi dire come ne abbiamo parlato da che mi avete rapito dalla mia casa? Parliamo di quanti guai avrete quando arriva Chevalier? Mm?” Si teneva il bisturi pericolosamente vicino all’arteria carotidea.

Trabac trasalì quando premette la lama nella pelle, senza ancora tagliarla.

“Per favore, Bambina, non fare niente di avventato”, pregò.

“Ahi, allora ne va della tua vita?” chiese beffarda, con un’espressione di finta di preoccupazione.

“Stiamo solo seguendo gli ordini. Non vorrai ferirti... dammi il bisturi”. Allungò la mano, ed Emily si tagliò appena il collo.

I due heku alla porta trattennero il fiato e fecero un passo indietro.

“Non farlo!” urlò Turbac.

“Quali sono i vostri ordini, allora? Ditemelo! Aspetterete finché abbia partorito e poi mi ucciderete e terrete il bambino?” Osservava i loro occhi e le si rivoltò lo stomaco quando vide la loro reazione.

“Bambina... ” disse Turbac.

“Oh, allora è così? Aspettate che abbia partorito e poi uccidete il bambino? Che razza di ordini folli sono questi?” Gli occhi fiammeggiavano, il verde lampeggiava d’ira.

“Non lo faremmo mai”, Turbac cercò di rassicurarla, e allungò ancora la mano per prendere il bisturi.

“Gli ordini di chi? Ulrich?” Notò che sussultavano a quel nome e capì di aver colpito nel segno.

“Tu non sai con chi hai a che fare”. Turbac guardò gli heku terrorizzati vicino alla porta.

“Oh, penso di sì. Quello che non sapete è che Chevalier non smetterà di cercarmi finché non mi avrà trovata, se sono viva, ovviamente.” Si sentì fiera, mentre lo diceva.

“Metti giù il bisturi, possiamo discuterne. Sono gli esami che non ti piacciono, i prelievi di sangue, forse? Possiamo anche discutere di tenere in vita il bambino dopo che avrai partorito”. Turbac pensava che quello l’avrebbe convinta e si rilassò, finché lei non si fece un taglio di un soffio più profondo nel collo.

“Stop!” urlò.

Emily guardò Turbac con espressione arrabbiata: “Per cosa vi serve il sangue?”

“Solo per degli esami. Dobbiamo scoprire quanto sarà forte il bambino, è tutto”. Sembrava che implorasse.

***

Chevalier ringhiò e Kyle si voltò a guardarlo: “Cosa sta succedendo?”

Chevalier sibilò: “Sta perdendo. È con le spalle al muro, ora e sta facendosi prendere dal panico”.

Kyle si voltò verso il primo gruppo e ordinò di cominciare i preparativi.

***

Emily sentì il peso della parete dietro di lei che cadeva, gettandola a terra mentre braccia forti l’afferravano. Urlò mentre Turbac le levava il bisturi di mano e si toglieva di dosso i calcinacci.

“Riportatela indietro”, disse severamente e Emily fu trascinata indietro attraverso il lungo tunnel verso le stanze dove veniva tenuta.

Tim si alzò quando si aprì la porta ed Emily fu gettata nella stanza. L’afferrò poco prima che toccasse il pavimento.

“Stai bene?” chiese, guardando gli heku che sbattevano la porta e la chiudevano a chiave.

Si sedette e gli lanciò uno sguardo torvo: ”Sì, sto bene”.

“Dove sei andata? Pensavo ti fossi fatta male.” Disse, guardando i tagli sul collo: “Che cosa ti hanno fatto?”

“L’ho fatto io... e ho avuto anche qualche risposta”, disse orgogliosa.

“Su che cosa?” chiese, premendo un fazzolettino sulle gocce di sangue sul suo collo.

“Sulla nostra cattura, di chi è stata l’idea”. Lo guardava attentamente.

“Dimmelo per favore, ho il diritto di saperlo!” Ora la guardava negli occhi.

“È un barone di qualche tipo, di nome Korin. Non mi avevi detto che lavori per il Governo, perché non me l’hai detto? Mi sarebbe stato utile!” disse, guardandolo furiosa.

Fu contenta dentro di sé quando Tim cadde nella trappola: “Non sapevo che fosse importante.”

“Tutto è importante, ora sappiamo che è un’operazione del governo”, e lo osservò mentre lui annuiva.

“Sì, penso di capire, adesso”, disse Tim, e Emily strinse gli occhi.

Di colpo, Emily fu nelle sue braccia, che si strinsero intorno alla sua vita: “Temevo che ti avrebbero portato via e che non ti avrei più visto”.

Nascondendo il disgusto, Emily si allungò a baciargli leggermente le labbra e cercò di non reagire quando l’uomo rispose con forza, restituendole il bacio mentre le braccia si muovevano verso l’alto per tenerle la testa.

Emily lasciò che la conducesse in camera e quando lui si girò per stenderla sul letto, Emily si immobilizzò e poi si mise seduta, guardando le telecamere.

Tim si sedette, frustrato: “Che cose c’è che non va?”

“Le telecamere, ci osservano sempre”, disse, scivolò fuori dal letto e ritornò nell’altra stanza. Prima che Tim uscisse, aveva afferrato il suo libro e stava leggendo, contenta dei suoi progressi.

***

Chevalier trasse un profondo respiro: “Qualunque cosa stia facendo, è di nuovo sicura si sé. Non mi piace. Sento delle voci, ma non riesco a capire cosa dicono. Tutto quello che ricevo sono scoppi di emozioni”.

Kyle sorrise: “Almeno è qualcosa,”.

***

Quando la pesante porta si aprì due giorni dopo, Emily era pronta. Si appoggiò contro il muro posteriore, con un luccichio negli occhi. Tim, come al solito, fu immobilizzato per primo e poi i cinque arrivarono da lei.

Sorrise mentre si avvicinavano: “Pronti per fare la lotta?”

I cinque heku si guardarono l’un l’altro, senza sapere cosa pensare. Il più alto fece un passo avanti: “Rendiamo le cose più facili, Bambina. Niente più giochetti come l’altra volta”.

“Oh... non ti è piaciuto il mio giochetto?” chiese sogghignando.

Ci aveva pensato e l’aveva ripassato mentalmente più volte, e quando venne il momento le sembrò che il tempo rallentasse. Emily si tuffò sotto il primo braccio che si sporse per afferrarla, poi fece una capriola all’indietro, rialzandosi dietro di loro. Saltò sulla schiena di uno dei sorpresissimi heku e gli girò violentemente la testa di lato, facendolo cadere in ginocchio.

Quando il primo cadde, atterrò agilmente in piedi e si tuffò di nuovo, scalciando l’heku più vicino sulla rotula. Sentì uno stridio ripugnante quando la rotula fu spinta fuori posto e l’heku urlò.

La loro formazione era nello scompiglio più assoluto. Un altro heku la afferrò da dietro, intrappolandola alla vita con una mano e il torace con l’altra. Emily portò la testa avanti e poi la gettò forte all’indietro sul naso. L’heku gridò e la lascò andare.

Girò su se stessa verso gli altri due e assunse una posizione china come aveva spesso visto fare agli heku. Sibilò contro di loro, con le mani strette a pugno. I due heku rimasti erano insicuri e si guardavano intorno nervosamente.

Emily fu atterrata da dietro dall’heku che era riuscito a risistemarsi la testa. Si sentì sbattere sul pavimento e rimase senza fiato. Prima che potesse riprendere il controllo, fu trascinata a letto e legata di nuovo.

Urlò furiosa.

“Per questo, Bambina, dovrai essere punita”, le disse l’heku più alto.

Una volta finito di misurarla e di prelevarle il sangue, uscirono. Questa volta Tim non venne a liberarla e rimase nella scomoda e dolorosa posizione per ore. Cominciò ad avere fitte dolorose alla schiena e pianse per il dolore. I polsi e le caviglie erano gonfi e contusi dalle cinghie. Passarono ore e non riuscì più a urlare quando le andò via la voce e la bocca diventò secca.

***

Chevalier cadde in ginocchio, solo nei suoi appartamenti. Il dolore era straziante e dovette lottare contro il desiderio di urlare. Il dolore si fermò di colpo e, mentre si rialzava, si rese conto che doveva provenire da Emily.

“Stiamo arrivando, Em, tieni duro”, disse alla camera buia.

***

Il dolore peggiorò e tutto quello cui Emily riusciva a pensare era come trovare sollievo dagli spasmi che le attraversavano il corpo. Strinse forte gli occhi mentre si concentrava per rilassare i muscoli. Era in un bagno di sudore e il dolore le faceva tremare tutto il corpo.

Le sfuggì un lungo sospiro dalle labbra secche quando qualcuno sciolse le cinghie. Non era sicura di chi fosse, nessuno parlava. I muscoli erano talmente contratti che tutto quello che riuscì a fare fu rotolare su un fianco per alleviare un po’ della pressione. Scivolò nell’incoscienza, l’oscurità era benvenuta.

“Emily?” Tim le toccò leggermente i capelli. “Emily stai bene?”

Fu appena in grado di aprire gli occhi al suono della sua voce. Mormorò qualcosa che lui non riuscì a sentire e poi ricadde addormentata. Si rese conto che le metteva una coperta qualche momento prima di scivolare di nuovo nell’oscurità.

“Devi bere qualcosa”, le disse Tim il giorno seguente. Le mise il braccio dietro alle spalle e la sollevò. Emily sentì l’acqua fredda toccarle le labbra e bevve profondamente.

“Emily”, disse Tim, baciandola delicatamente. “Non devi farlo di nuovo, prometti? Non lottare con loro, per favore”.

Emily annuì: “Per quanto ho dormito?”

“Penso siano circa due giorni. Mi hai veramente fatto paura”, le disse, toccandole dolcemente la guancia.

Si sedette sul letto e trasalì per i muscoli doloranti. Alzandosi lentamente, notò che la telecamera nella stanza non era accesa: “L’hai rotta tu?”

“Sì... e credo abbiano deciso che non valeva la pena di sistemarla”, disse Tim, fiero.

Questa volta, Emily sorrise per davvero.

“Vado a mangiare un boccone, hai fame?” gli chiese, andando in cucina. Camminava lentamente, ogni muscolo del suo corpo urlava ad ogni movimento mentre spariva in bagno a cambiarsi prima di andare in cucina.

“Sicuro”, disse Tim, seguendola in cucina.

Prese alcune patate fresche dal frigo e cominciò ad affettarle, parlando tranquillamente con Tim. Il suo piano si era messo in moto e stava procedendo velocemente. L’unica cosa che non aveva previsto era la sua prolungata punizione, immobilizzata dalle cinghie. Sperava che questo piano non avrebbe portato a una punizione più lunga.

Quando fu pronto, mise in tavola le patate fritte e le salsicce e si sedette con Tim a mangiare. L’odore la nauseava, così si limitò a giocherellare con il cibo nel piatto e a chiacchierare. Emily fece un respiro profondo, pregando che Chevalier non le avesse mentito circa il suo impatto sugli uomini.

“Fa così caldo qui oggi”, disse e si tolse la camicia. Aveva programmato tutto in anticipo e ora indossava solo una leggera canottiera che le aderiva perfettamente al corpo e mostrava una striscia di addome, ancora tonico e definito.

Tim sorrise: “Sì, è vero” e i suoi occhi le percorrevano il corpo, facendole rivoltare lo stomaco.

Gli sorrise e sbatté le palpebre, mettendo in mostra le lunghe ciglia che le orlavano.

Tim si mosse velocemente verso di lei e la abbracciò, baciandola forte. Emily odiava il modo in cui la barba le pungeva la pelle e come la violenza del bacio le facesse male alla bocca. La teneva troppo stretta togliendole il sangue da parte delle braccia, ma lentamente premette il corpo contro quello dell’uomo e restituì il bacio. L’anello sembrava pesare una tonnellata quando lo toccò segretamente per controllare che fosse ancora fermamente attaccato.

Tim la sollevò tra le braccia, senza che le labbra si separassero. La abbassò lentamente sul letto e si inginocchiò sopra di lei.

Emily interruppe il bacio e gli sorrise: “Ho un’idea”.

Tim si stava svestendo “Sì?”

“Qualcosa di divertente... sei aperto a nuove avventure?” Ora era inginocchiata sul letto.

“Oh sì, molto aperto”, le rispose Tim, troppo ansiosamente. Si inginocchiò di fianco a lei nel letto, nudo.

“Lascia che ti leghi, possiamo finalmente usare queste cinghie per qualcosa di buono”, disse e prima che Tim potesse rispondere, gli stava baciando i contorni del torace. Lui tremò e si stese sul letto.

Emily gli baciò il braccio fino alla mano e tirò una cinghia legandogliela stretta. Fece la stessa cosa con l’altra mano, e il corpo dell’uomo si coprì di pelle d’oca. Poi si inginocchiò tra le sue gambe e fece passare leggermente le unghie giù fino ai polpacci e chiuse le cinghie sulle caviglie.

Una volta finito, si alzò, gli mandò un bacio, prese la camicia e se la rimise.

“Ei!” disse Tim, tirando le cinghie.

Emily uscì dalla camera, spense le luci e chiuse la porta dietro di sé, ridendo quando lo sentì urlare.

Prese della frutta fresca da una ciotola sul ripiano e si sedette con il suo libro. Gli urli di Tim divennero strazianti richieste di aiuto, così accese la TV. Alzò il volume per cancellare i suoi urli e guardò un telegiornale in una lingua che non capiva.

***

Chevalier non poté evitare di sorridere alle emozioni che Emily stava provando. Era compiaciuta, eccitata e divertita allo stesso tempo.



Chapter 4 - Emily


Emily era così concentrata sul suo libro che non sentiva più gli urli. Si stese sul divano e dormì per tutta la notte, ammesso che fosse era notte, con la TV che blaterava in sottofondo, poi si alzò, affamata, fece dei pancake e si sedette a tavola, da sola, per mangiare. La telecamera nel soggiorno continuava a esplorare la stanza e Emily si limitò a sorridere.

Dopo la colazione, pulì la cucina e spolverò il soggiorno, sempre attentamente osservata dall’addetto alla telecamera. Dopo aver pulito, andò in bagno a fare una doccia, godendo della sensazione dell’acqua calda sui muscoli doloranti.

Emily si avvicinò alla porta della camera e ascoltò attentamente: tutto quello che poteva sentire erano i singhiozzi di Tim. Sembrava soffrisse molto ed Emily sorrise, ritornando al suo libro. Era rannicchiata a leggere quando si aprì la pesante porta di metallo. I sette heku entrarono con le solite maschere e l’odore di mentolo. Ispezionarono la stanza cercando Tim e poi avanzarono su Emily, immobilizzandola sul divano mentre cercavano Tim.

“È qui!” urlò uno degli Heku, entrando in camera. Dall’interno si sentiva Tim singhiozzare.

Emily rimase tranquillamente seduta mentre i tre heku la guardavano e si domandavano cosa stesse succedendo nella camera. Portarono fuori Tim, con la testa che gli ciondolava di lato, due heku lo sostenevano per le braccia. Lo fecero camminare con attenzione su per le scale mentre Emily guardava.

Il più alto degli heku ritorno e si rivolse a Emily, che era ancora seduta sul divano, circondata dalle guardie.

“Questa disobbedienza è troppo!” Smise di parlare quando Emily alzò la mano.

“Non era disobbedienza, non credo che mi abbiate mai ordinato di non legarlo”. Lo guardò alzando le sopracciglia.

Lui la colpì forte e veloce sul viso.

“Ho avuto di peggio”, disse Emily, voltando di nuovo la faccia verso di lui.

“Imparerai il vero rispetto e l’obbedienza, Bambina. Basta con questa insolenza! Le punizioni diventeranno sempre peggio fino a che non ti conformerai ai nostri desideri”.

“I vostri desideri? Quali sono esattamente i vostri desideri?” chiese, furiosa.

“La tua devozione e lealtà verso i Valle”.

“Oh, è tutto qui?

Lui la osservò.

“Preferisco morire”, gli urlò lei.

“Basta! Prendetela”, ordinò ai due heku ai suoi lati. Le afferrarono un braccio ciascuno e la trascinarono fuori dalla stanza e su per le scale.

***

Chevalier ordinò alla prima squadra di piombare sul Clan dei Valle; le istruzioni erano chiare: uccidere chiunque vedessero.

Kyle era al comando del primo battaglione a entrare in città. Erano molto più numerosi dei residenti di questa fredda terra, in un rapporto di due a uno. Il loro informatore all’interno dei Valle aveva riferito che questa terra gelata, dimenticata da Dio, era quella che Ulrich aveva scelto di chiamare casa.

I suoni di lotta cominciarono proprio mentre Chevalier ripensava all’ultima sensazione che aveva ricevuto da Emily: più dolore. Questa volta il dolore era atroce e incessante. Cercò di concentrarsi sulla battaglia e attese la chiamata di Kyle per il secondo round. La tradizione heku richiedeva che il Comandante entrasse al secondo round. Il primo attacco era condotto dal primo nella linea di comando, per dimostrare rispetto ma Chevalier cominciava ad avere dei dubbi su questa tradizione.

Sapeva che da qualche parte, giù in quella città gelata, Emily stava soffrendo. Arrivò la chiamata, il solo segnale udito chiaramente e Chevalier avanzò con le sue truppe. Come programmato, avanzarono disposti a ventaglio verso la parte sud della città, uccidendo chiunque incontrassero. Il sangue dei Valle macchiava di rosso le strade gelate e il suo odore spingeva gli heku a combattere più duramente.

Chevalier abbatté la sua spada su molti heku dei Valle, facendoli a brandelli e muovendosi febbrilmente verso i prossimi per farlo di nuovo. Come previsto dal piano, chiedeva a ogni ufficiale dov’era Emily, prima di ucciderlo ma, fino a quel momento, nessuno sapeva dove era alloggiata. Uno giurò di averla vista, ma non poteva dare i particolari della sua posizione.

Coperto di sangue Valle, Chevalier si ritrovò a faccia a faccia con Kyle e la sua squadra di fronte al castello della città.

“Qualche notizia?” chiese Kyle.

Chevalier scosse la testa: “Fai il giro da dietro, entriamo nel palazzo tra cinque minuti”.

Kyle annuì e condusse le sue truppe lungo il muro, sul retro, conducendone metà a ovest mentre il resto andava a nord. Conosceva bene i suoi ordini. Nessuno doveva essere ucciso prima di essere stato interrogato o da lui stesso o dal Giustiziere. Secondo gli informatori, Emily era prigioniera nel palazzo con Ulrich.

Quando arrivò il momento, Chevalier prese d’assalto il palazzo, facendo fuori velocemente le guardie alle porte ed entrando nella fredda casa di marmo di Lord Ulrich.

“Ulrich, sono venuto per te!” Gridò Chevalier nel palazzo, con la sua voce che echeggiava dal marmo lucido.

“Trovatela”, ordinò alle sue truppe che si sparpagliarono, controllando ogni porta e ogni parete per trovare i passaggi segreti.

Chevalier smise di cercare Ulrich e osservò mentre le sue truppe ispezionavano il palazzo. Kyle arrivò dal retro del castello per stare accanto a lui.

“Non sento più niente da lei, sono quasi tre giorni”, disse Chevalier e la furia soffocava la sua voce.

Kyle si limitò a guardarsi intorno nel palazzo: “Se è qui, la troveremo”.

Chevalier annuì, ma si sentì stringere il cuore. Estese i suoi sensi ma non riusciva a trovarla. Nessuna emozione, nessun ricordo, nessun mormorio di voci.

“Signore! Abbiamo preso tre comandanti, venga”, fece rapporto una guardia Equites. Poi portò Chevalier e Kyle in una stanzetta.

Dentro c’erano tre heku Valle accovacciati in un angolo. Non avevano più le loro armi ed erano coperti di sangue e ferite.

Chevalier avanzò minaccioso verso di loro: “Dov’è Emily?”

I tre si guardarono l’un l’altro nervosamente senza parlare.

Chevalier avanzò e ne gettò uno a terra sulla schiena, poi mise un piede sulla sua gola, togliendogli l’aria. Il Valle cercava di respirare e graffiava lo stivale di Chevalier. “Puoi morire o dirmi dov’è.”


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